Carlo Felice: uno splendido Sostakovic

Nel 2025 si è prestata scarsa attenzione al cinquantesimo anniversario della scomparsa di Dmitri Sostakovic, uno dei maggiore protagonisti del Novecento. Ieri sera il Carlo Felice (stracolmo di persone) lo ha ricordato in un programma della stagione sinfonica intitolato “Rach 2” perché gli affiancava un altro artista russo sia pure naturalizzato statunitense, Rachmaninov. Di questo compositore, considerato uno dei più grandi pianisti della storia, si è ascoltato il Concerto n.2, il suo più popolare. Sul podio Samuel Lee, giovane direttore sudcoreano vincitore nel 2024 del Concorso Internazionale Malko, con un curriculum alle spalle già di primo piano.

Il pianista Gadijev (Foto Marcello Orselli)

 

Nonostante le premesse e la presenza di un pianista tecnicamente agguerrito come  Alexander Gadjiev le cui mani sembrano volare sulla tastiera senza la minima difficoltà, la lettura di Rachmaninov non ha del tutto entusiasmato. Si è avuta l’impressione che, forse per un numero non elevato di prove, direttore e pianista non fossero del tutto allineati sul piano interpretativo. Una lettura, dunque, fluida, pulita, ma senza il mordente che sarebbe stato lecito attendersi. Ineccepibile comunque la prova del pianista che ha regalato poi tre bis applauditissimi.

Lee ha probabilmente preferito concentrarsi sulla Sinfonia n. 5 che Sostakovic eseguì per la prima volta nel 1937, “risposta pratica di un compositore a una giusta critica”: l’anno prima la “Pravda” in un celebre articolo (“Confusione anziché musica”) aveva attaccato senza mezzi termini i modernismi di “Lady Macbeth del distretto di Mzensk” dello stesso Sostakovic, auspicando da parte dei compositori sovietici una svolta verso un processo linguistico più aperto a tutti nel nome del socialismo.

Sostakovic, colpito direttamente dalle parole dell’organo di stampa del regime ritirò la Sinfonia n. 4, ammorbidì il proprio linguaggio, si svolse verso forme più classiche e, la prima opera uscita dalla sua penna, appunto la Sinfonia n.5 nella quale si avverte un maggiore legame con il clima romantico. Un’opera comunque geniale: costretto a rinnegare in parte il proprio credo di compositore, tuttavia, Sostakovic mantenne la propria indiscutibile grandezza nella elaborazione del primo, imponente movimento, nella soave leggerezza dell’Allegretto, nella profondità del Largo e nell’esplosione vitalistica dell’ultimo. Lee è parso solidamente padrone della partitura. Lasciata la bacchetta, ha diretto a mani libere ottenendo una lodevole risposta da parte dell’orchestra genovese.

Alessandro Salvadori festeggiato al termine del concerto (foto Marcello Orselli)

 

Applausi per tutti. E un mazzo di fiori consegnato dal primo violino Elisabetta Garetti a Alessandro Salvadori, veterano fra i contrabbassisti, al suo ultimo concerto prima della pensione.