1967, Liceo Doria, quarta ginnasio, sezione B. Primo compito di italiano: uno studente, il più giovane, avanti di un anno ottiene un 10. Prima versione di latino: lo stesso studente bissa il 10. Quel ragazzino era Massimo Terrile, il magistrato che ieri a 72 anni, ci ha improvvisamente lasciato.
Mi consentiranno i lettori dell’Invito di ricordare un amico straordinario. A noi, studenti normali, Massimo ci pareva un extraterrestre, tanto più che il professore della sezione B, Luigi Porro, era famoso per la sua severità. Terrile era uno studente geniale, ma non un secchione. Non passava le giornate sui libri, studiava il giusto, giocava a pallone, aveva una intelligenza vivace e pronta, una notevole memoria e un profondo senso del dovere.
Tutte qualità che si è portato dietro quando ha deciso di intraprendere la strada della magistratura.
Non ho mai frequentato il Palazzo di Giustizia, ma i colleghi cronisti raccontano che mattina, pomeriggio, sera, di giorno feriale o di domenica, lui era lì a lavorare. Incuteva timore e nello stesso tempo ammirazione.
Sulla sua scrivania sono passati centinaia di casi fino al fatidico 14 agosto del 2018. Quando il Ponte Morandi crollò, a Palazzo, naturalmente c’era lui e da allora il suo nome si è identificato con quella tragedia.
Una indagine immensa, migliaia di carte in un lavoro incredibile del quale, purtroppo, Terrile non potrà vedere la fine.
In noi che lo abbiamo conosciuto e frequentato in anni lontani e in quanti hanno avuto a che fare con lui in tempi più vicini resterà il ricordo di una persona determinata, corretta, totalmente padrona della materia, consapevole del difficile ruolo svolto nella società, severa ma profondamente umana. Un signore d’altri tempi.
