La Giovine Orchestra Genovese si avvia a chiudere la propria stagione e lo fa con un lodevole crescendo di interesse. Il concerto di ieri sera (sulla carta l’ultimo, in pratica il penultimo perché lunedì prossimo sarà recuperata l’esibizione di Al Di Meola, prevista settimane fa ma poi rinviata) può essere infatti annoverato fra i più belli di questo cartellone che pure ha regalato diversi appuntamenti di rilievo.
Protagonista, Sergej Krylov, straordinario violinista il cui talento virtuosistico è ben noto e che si è proposto anche come direttore dell’altrettanto straordinaria Orchestra da Camera Lituana: un complesso ammirevole per la bravura dei singoli e per un affiatamento davvero raro nella ricerca del suono, nella elaborazione delle dinamiche, nella purezza del fraseggio.
Il programma, sulla carta alquanto ostico, si è rivelato invece di notevolissimo interesse. La prima parte era dedicata a due compositori raramente frequenti nei programmi dei concerti: il lituano Vidmantas Bartulis, scomparso nel 2020 a soli 66 anni e il
Lettone ottantenne Peteris Vasks. Artisti che hanno percorso itinerari stilistici diversificati in un dialogo serrato fra la cultura occidentale e le tradizioni di loro Paesi.
L’omaggio all’Occidente è chiaro nel brano per violino e orchestra da camera “I like Schubert” di Bartulis.
Il brano appartiene a una serie di creazioni-omaggio a vari autori del passato. Bartulis ne recupera un tema o un elemento caratteristico e vi costruisce una propria architettura sonora. “I like Schubert” segue un percorso dinamico ed espressivo particolare: parte da un approccio quasi aforistico approda a un significativo addensamento del materiale sonoro fino al ritorno a un’atmosfera più pacata. E’ un viaggio complesso che Krylov e lo strumentale hanno compiuto in un perfetto affiatamento.
Analoghe sensazioni nel Concerto per violino “Distant Light” scritto una trentina d’anni fa da Vasks. Una partitura di rara difficoltà per il solista, ma anche per lo strumentale. Un lungo glissando del violino solista apre il discorso che si snoda attraverso vari episodi intervallati da infuocate cadenze del solista fino a un Andante conclusivo di rara raffinatezza. Un doppio bis vivaldiano (nella trascrizione di Richtet) ha chiuso la prima parte.
La seconda parte ha visto Krylov con la bacchetta in mano al posto dell’archetto. In programma lo splendido Quartetto “La morte e la fanciulla” in una versione per orchestra da camera firmata da Gustav Mahler: l’orchestra, ben diretta da Krylov, lo ha restituito con una eleganza e una chiarezza espositiva ammirevoli. Anche qui un bis: una “Toccata diavolesca” di Jonas Tamulionis, autentico tour de force per tutta l’orchestra
