La GOG inaugura con successo nel segno di Bach

Un Carlo Felice gremito ha accolto ieri sera l’inaugurazione della nuova stagione della Giovine Orchestra Genovese, affidata a un ensemble di riferimento nel panorama della musica antica: l’Akademie für Alte Musik Berlin. Al centro del programma, un autentico monumento del repertorio barocco, i sei Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach, proposti nella loro interezza.

Composti nel 1721 e dedicati al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo, i sei Concerti rappresentano uno dei vertici della straordinaria capacità di Bach di sperimentare con gli organici, le forme e i rapporti fra gli strumenti. Più che una semplice successione di concerti, l’insieme appare come un vero laboratorio di invenzioni sonore: ogni numero presenta un equilibrio differente tra il gruppo strumentale e le singole voci solistiche, mettendo continuamente in discussione la tradizionale distinzione tra concerto grosso e concerto solistico.

È proprio questa varietà a rendere particolarmente coinvolgente l’ascolto. Bach sembra infatti divertirsi a spostare continuamente il baricentro dell’esecuzione, facendo emergere ora un violino, ora un fiato, ora il clavicembalo. Emblematico il Quinto Concerto, nel quale il clavicembalo, normalmente relegato al ruolo di sostegno del basso continuo, conquista nel primo movimento uno spazio solistico sorprendentemente ampio, trasformandosi per un momento nel vero protagonista dell’ensemble.

L’interpretazione dell’Akademie für Alte Musik Berlin ha convinto soprattutto per la naturalezza con cui queste continue trasformazioni vengono restituite all’ascolto. L’impiego di strumenti storici e copie di strumenti d’epoca contribuisce a ricreare una tavolozza timbrica particolarmente adatta alla scrittura bachiana, con sonorità più asciutte e trasparenti e un’attenzione evidente all’articolazione e alla pronuncia del fraseggio.

A colpire è soprattutto la qualità dell’insieme. Nonostante il continuo alternarsi degli organici e dei diversi protagonisti, l’esecuzione mantiene sempre una notevole compattezza, senza mai sacrificare la vivacità del dialogo fra le parti. Gli strumenti sembrano rispondersi con immediatezza, restituendo quella dimensione quasi cameristica che rende i Concerti Brandeburghesi ancora oggi così moderni e affascinanti.

Il risultato è una serata di grande livello, capace di coniugare rigore e brillantezza, precisione e libertà espressiva. Il pubblico del Carlo Felice ha mostrato di apprezzare pienamente la proposta, tributando applausi calorosi al termine dei singoli concerti e una vera e propria ovazione finale all’ensemble berlinese.

Un’apertura di stagione dunque riuscita, nel segno di un Bach vitale, sorprendentemente vario e ancora capace di parlare con forza al pubblico di oggi.