Ci sono opere nelle quali la musica non accompagna semplicemente l’azione, ma è essa stessa azione teatrale. Le nozze di Figaro appartiene senza dubbio a questa categoria: ogni frase, ogni ensemble, ogni gesto contribuisce alla costruzione di una macchina scenica di straordinaria precisione e vitalità.
È stata dunque una scelta particolarmente significativa quella del Teatro Carlo Felice di affidare a Mozart l’inaugurazione della nuova stagione lirica. La prima di ieri sera ha visto la presenza di numerose autorità, a cominciare dalla sindaca di Genova Silvia Salis, nella sua funzione di presidente della Fondazione Teatro Carlo Felice. Davanti a un pubblico numeroso, lo spettacolo è stato accolto con grande calore, tra applausi a scena aperta e un convinto consenso al termine della recita.
La produzione, proveniente dal Teatro Regio di Torino, si è avvalsa delle scene di Daniel Bianco, che hanno accompagnato con eleganza il continuo mutare delle situazioni e degli ambienti. Particolarmente suggestivo è risultato il quarto atto, con il bosco che ha offerto alla vicenda uno spazio evocativo, favorendo anche un buon equilibrio acustico fra palcoscenico e buca. Nel primo atto, invece, l’ampiezza e l’essenzialità dell’impianto scenico hanno talvolta reso meno immediata la percezione delle voci, soprattutto nei momenti di maggiore densità orchestrale. Una difficoltà che si è progressivamente attenuata nel corso dello spettacolo.
La regia di Emilio Sagi, ripresa da Matteo Anselmi, si è distinta per vivacità e brillantezza, sostenendo il ritmo serrato della commedia e valorizzando la componente gestuale e ironica dell’opera. Una lettura dinamica, nella quale i personaggi sono stati costantemente coinvolti nell’azione.
Proprio per la straordinaria precisione della scrittura mozartiana, alcune scelte registiche hanno offerto spunti di riflessione. L’apertura del sipario già durante la Sinfonia, con Figaro intento a sistemare il materasso e a prendere le misure della stanza nuziale, ha anticipato visivamente un’azione che nel disegno originale viene introdotta al termine della Sinfonia, quando il protagonista entra in scena e comincia il dialogo con Susanna. Una soluzione che ha impresso ritmo e concretezza alla vicenda, modificando tuttavia quella particolare attesa teatrale con cui Mozart prepara l’ingresso dei protagonisti.
Un’altra scelta ha riguardato «Non più andrai, farfallone amoroso». Nel momento in cui Figaro si è rivolto a Cherubino, la permanenza del Conte in scena avrebbe potuto valorizzare ulteriormente l’ironia della situazione: le parole apparentemente destinate al giovane paggio sono infatti concepite anche per essere ascoltate dal Conte, convincendolo della soddisfazione di Figaro per la partenza del ragazzo. Una sottile sfumatura drammaturgica che avrebbe meritato di essere conservata.
Sul podio, Jordi Bernàcer ha offerto una lettura energica e teatrale, capace di sostenere la vivacità degli insiemi e la continua mobilità della partitura. La direzione si è mantenuta complessivamente brillante, con qualche momento nel quale la tensione del gesto musicale ha prevalso sulla distensione del fraseggio vocale.

Nel cast a distinguersi, in particolare, il comparto femminile. Su tutte, Carmela Remigio, che ha interpretato una Contessa di grande eleganza e intensità. La sua prova ha restituito tanto la malinconia quanto la dignità del personaggio, raggiungendo un momento particolarmente felice in «Dove sono i bei momenti», accolta da un caloroso applauso. Nell’arco complessivo della parte, l’interprete ha confermato una notevole sensibilità musicale e una presenza scenica autorevole.
Accanto a lei, Daniela Cappiello ha dato vita a una Susanna brillante, spontanea e teatrale, muovendosi con naturalezza fra comicità e lirismo. Sonia Ganassi, nei panni di Marcellina, ha delineato un personaggio vivace e ricco di sfumature, mettendo in luce la sicurezza del proprio mestiere teatrale e restituendo alla figura tutta la sua umanità.
Molto bene anche José Maria Lo Monaco, che ha interpretato un Cherubino esuberante e credibile, particolarmente efficace nella celebre aria «Voi che sapete», nella quale ha saputo coniugare la freschezza giovanile del personaggio con una convincente sensibilità musicale.
Tra gli interpreti maschili, Roberto De Candia ha delineato un Conte autorevole e pienamente inserito nella dimensione comica della vicenda. Vito Priante, nel ruolo di Figaro, è apparso in progressivo crescendo: dopo un «Se vuol ballare» iniziale caratterizzato da un’emissione forse un po’ generosa, ha trovato sempre maggiore naturalezza nel corso della serata, distinguendosi nel grande finale del secondo atto e nel quarto, quando la celebre «Aprite un po’ quegli occhi» è stata rivolta direttamente alla platea, trasformando gli spettatori nei destinatari dell’irresistibile invettiva contro i mariti.
A completare il cast sono stati Alex Martini (Bartolo), Enrico Iviglia (Basilio), Gianluca Moro (Don Curzio), Chiara Maria Fiorano (Barbarina) e Stefano Marchisio (Antonio).
Convincente anche la prova del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Giulio Magnanini, mentre si è rivelato prezioso il contributo di Sirio Restani al fortepiano nel sostegno ai recitativi, elemento essenziale per mantenere vivo quel rapporto fra parola, ritmo e musica che costituisce una delle peculiarità dell’opera. Elegante, infine, la scena del ballo, impreziosita dalla coreografia di Nuria Castejón.
Nel complesso, la serata ha restituito la straordinaria vitalità teatrale delle Nozze di Figaro, testimoniata dalle calorose manifestazioni di apprezzamento del pubblico durante la recita, con numerosi applausi a scena aperta e altrettanti al termine dello spettacolo.
Un’accoglienza festosa per un capolavoro che, a oltre due secoli dalla sua creazione, continua a conquistare il pubblico con la sua inesauribile ricchezza musicale e teatrale, inaugurando nel segno di Mozart la nuova stagione del teatro genovese.
Repliche a partire da oggi alle 15.
