Lucia Lacarra Ballet al Carlo Felice, intensa perfomance ispirata a lettere scritte dal fronte

Il giro di boa del Nervi International Ballet Festival avviene con la suggestiva performance al Carlo Felice della compagnia neoclassica “Lucia Lacarra Ballet”. L’acclamata star basca ha presentato la prima produzione della sua nuova compagnia, “Lost Letters”, creata nel 2023 dal coreografo e danzatore canadese Matthew Golding, che ne è anche interprete, sulle note del celebre Concerto per pianoforte e orchestra n.2 di Sergei Rachmaninoff e una partitura di Max Richter.

Lo spettacolo nasce da un’idea venuta durante una visita della mostra allestita al Museo di Washington per i cento anni dalla Grande Guerra. In particolare è la lettera scritta dall’artigliere della Prima Guerra Mondiale Frank Bracey alla moglie Win ad avere colpito la coppia di artisti. Una lettera d’amore in cui lui, che stava vivendo un’esperienza terribile, con la consapevolezza di non tornare più dalla guerra, le scriveva “ti prego, continua a vivere e ad essere felice”.

Nella creazione di Golding i tragici eventi reali restano evocati, la narrazione multimediale di danza e proiezioni video curate da Ekain Albite e dallo stesso Golding, conduce il pubblico ad ammirare le qualità tecnico interpretative della Lacarra, sulle cui doti da far risaltare si basa tutta la coreografia. Sinuosa e impeccabile, danza in coppia con il coreografo col quale ha dato vita a un sodalizio artistico da qualche anno. Con loro sul palco altre quattro coppie formate da Lucia Castellano Luri, Itziar Ducajú Mayans, Francesco Forcina, Carlos López Muñoz, Gabriel Martínez Rodríguez, Manuela Medeiros, Jossehp Abdiel Peñaloza, Eva Nazareth Suár ez Pérez.

La multimedialità da vita a uno sdoppiamento autentico della scena: inizialmente il filmato riproduce in un esterno suggestivo di prati, scogliere a strapiombo e mare plumbeo con cielo da tempesta quanto gli interpreti danzano. Una lettera trascinata dall’acqua alla deriva, fogli scritti a mano lasciati cadere come foglie al vento all’interno di una casa, sono le immagini proiettate sul fondale che arricchiscono la narrazione all’inizio della pièce. Le immagini sono state girate nell’eremo di San Telmo e nel convento della città basca di Zumaia, città di origine della Lacarra, luoghi noti per le riprese di una parte della serie “Il Trono di Spade”.

Lucia Lacarra, foto Jesus Vallinas

 

La storia si fa inquietante dopo la separazione dei protagonisti, una partenza lacerante che li lascerà nell’attesa del tempo che devono vivere, lontani. Il coreografo ha costruito la parte centrale sul simbolico papavero della memoria, un fiore usato per commemorare gli uomini e le donne uccisi in tutti i conflitti bellici in paesi come Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Sul palco si trasforma in una gigantesca corolla rossa che cinge la vita della protagonista, della quale presto si spoglierà per danzare un lungo passo a due con il suo amore, perduto o ritrovato in sogno. Fa a loro da sfondo, proiettato, uno sterminato campo di papaveri che da l’illusione anche al pubblico di inoltrarsi virtualmente tra spighe di grano e fiori rossi, in un sospeso precipizio che inghiotte e quasi rende invisibili gli stessi danzatori in scena. Dal mare rosso dei papaveri al mare vero, proiettato e simulato. Il mare che bagna e travolge, in cui i danzatori ritroveranno la vita o si perderanno per sempre.