Le Gustav Mahler Musikwochen nate nel 1981 da un pugno di fedelissimi affezionati alla sua musica , prima ospitate da chiese e, dal 1999 , nel Centro Culturale di Dobbiaco (Toblach) presso la Sala a lui dedicata che conta 400 posti a sedere, restano l’unico Festival al mondo che da 45 anni celebra l’opera di Mahler ogni anno con concerti sinfonici, musica da camera, serate solistiche e conferenze, in un piccolo paese di montagna, dove il musicista compose le ultime tre composizioni della sua vita : “Das Lied von der Erde (Il canto della terra), La Nona Sinfonia in Re maggiore e la Decima Sinfonia in Fa diesis maggiore, rimasta incompiuta per la sopravvenuta morte dell’autore. In questo periodo Mahler trascorse le tre ultime estati ad Altschluderbach (Carbonin Vecchia) nei pressi di Dobbiaco , per trovare in Val Pusteria quella pace e quella concentrazione di cui aveva bisogno dopo la perdita della figlia Maria a Maiernigg e le tensioni nei rapporti con la moglie Alma. C’è ancora la piccola casetta dedicata alla composizione dove il musicista si ritirava.
Il Mahlerfest nel Colorado, come Amsterdam, Lipsia e Milano che dedicano al compositore cicli delle sue sinfonie, non hanno la prerogativa di queste “Settimane” che eseguono tutto il repertorio del Maestro con grande attenzione.
E veniamo ai punti di diamante di questo 2025 rispettivamente il 12, il 16 e il 18 luglio scorso.
“Sold out” in Sala Mahler per la poco eseguita Terza Sinfonia in Re minore. Un’orchestra di ottimo livello e, ciò che più colpisce, costituita da molti giovani talenti di cui molti orientali, che con impegno encomiabile, hanno portato a casa un lusinghiero successo. Gli strumentisti della Junge Philarmonie Wien Wiltener Saengerknaben, Chorakademie der Winer Staatsoper e il mezzosoprano Marlen Bibier diretti dal maestro Michael Lessky hanno spinto al massimo per la realizzazione di un lavoro di proporzioni wagneriane. Articolata in sei movimenti, il primo della durata di quaranta minuti , esordisce con un tema tipo marcia funebre e sostenuto dai corni, che lugubre e cupo, è spezzato dall’inserimento beffardo e agghiacciante di una tromba solista. Questo clima si alterna con marce di tipo militare, sempre sostenute da corni e tromboni, accompagnate dai tamburi. Questo primo movimento, affascinante pare una sorta di introduzione al mistero che si delineerà nei successivi movimenti. L’impegno dei giovani musicisti in questo inizio è quasi palpabile dall’uditorio. La primo violino, dai caratteri somatici orientali, guida gli archi con tale intensità, che è uno spettacolo in sé. Il secondo movimento vive di un’atmosfera nostalgica e introspettiva: il “tema dei fiori che raccontano..” creano un momento di misticismo . Il movimento seguente, risuona come una banda popolare, memoria di quelle suggestive, ascoltate nella sua infanzia. Il quarto movimento è quello dell’ottima mezzosoprano Marlen Bibier che canta un tema dell’ “Also sprach Zarathustra” di Nitsche: “Sta attento uomo! Da un profondo sogno mi sono destato… Il mondo è profondo, più profondo di quanto pensò il giorno. Uomo, profondo è il suo dolore. La voluttà più profonda della sofferenza! Dice il dolore : Vattene! Ma ogni gioia vuole eternità, vuole profonda, profonda eternità!” Il quinto movimento tratto dal “Corno magico del fanciullo (Knaben Wunderhorn) scritto per contralto , coro di voci bianche, coro femminile e orchestra è un esempio di filastrocche infantili, dove tre angeli, cantando una dolce melodia, esultano che Pietro sia stato liberato da Cristo dal peccato. In questo movimento risalta l’ imponente massa corale impiegata. Il sesto e conclusivo movimento solo strumentale riepiloga tutto il viaggio meditativo di Mahler che è ad un tempo riflessione sulla bellezza del vivere e sull’universalità dell’amore. Nella prima esecuzione assoluta della sinfonia a Krefeld, nel 1902 Alma Schindler, da poco tempo sposata con Mahler, realizzerà che suo marito ha nelle sue viscere la singolarità del genio e deciderà di vivere per lui.
La Camerata Vienna-Milano
Un lodevole sforzo sforzo artistico e musicale quello degli organizzatori delle “Settimane musicali Gustav Mahler” che hanno ospitato il 16 luglio la “Camerata Vienna-Milano” nuova formazione d’orchestra d’archi stasera al debutto creata con musicisti di rilievo dei “Wiener Philarmoniker” e della “Orchestra del Teatro alla Scala” , quali il primo violino Laura Marzadori, affiancati dal mezzosoprano Ulrike Helzel e dal direttore Jurek Dybal. Il primo brano eseguito è stato il celebre “Adagietto” dalla sinfonia n. 5 di Mahler. Ascoltato innumerevoli volte, la riflessione meditativa e struggente del pensiero dell’autore sul mistero del vivere, si ripropone nuova e complessa, come al primo incontro, liberando ogni nascosta inquietudine e desiderio di capire… Le abili mani che poggiano gli archetti sugli strumenti con perizia, riescono a raggiungere e coinvolgere le menti e i cuori del pubblico immerso in un silenzio palpabile, mentre alcuni occhi si inumidiscono. Ma le parole, con la loro inadeguata indeterminatezza , non possono esprimere ciò che dice la musica…

Il secondo brano è il “Kindertotenlieder” o “Canto dei bambini morti” su testo di Friederich Ruckert. Mezzosoprano Ulrike Helzel con il maestro Dybal che guida l’orchestra. Colpito dalla perdita di due figli, l’autore del testo rivive gli sguardi e le azioni dei bimbi, come se li avesse ancora lì accanto e la sensibilità di Mahler coglie, nel dolore del genitore, una sorta di accettazione e sobria rassegnazione di fronte al destino. Il musicista, poco tempo dopo, perderà la prima figlia Maria di difterite all’età di soli cinque anni.
Nel terzo brano, preso dalla raccolta Winterreise (Viaggio d’inverno) di Franz Schubert e intitolato :”Il tiglio” su testo di Wilhelm Muller, il musicista si accosta con delicato rispetto alla storia che riguarda le varie fasi della vita di un viandante che ricorda come, da giovane, si riparasse sotto l’ombra delle sue foglie mentre, divenuto anziano, anche l’albero con lui, perdendo molte foglie non riesce più a ripararlo. E qui, la musica di Schubert, con grande sentimento ed eleganza , accompagna l’uomo nel tempo…
Il raro lieder musicato da Chopin su testo di Witwicki è un’intima poesia d’amore di una donna che rivela il grande attaccamento all’amato , oltre il tempo.
Chiude il concerto per archi di Nino Rota che, nel pieno rispetto di un linguaggio tonale, crea un clima di “inno alla vita” che si esprime in un linguaggio accessibile a tutti, fatto di esperienze contrastanti di allegria e malinconia che ricordano il clima di tanti film da lui musicati con intensità e stile.
Applausi calorosi per tutti.
La Nona Sinfonia

E veniamo alla Nona di Mahler in Re maggiore, l’ultima sinfonia completata dall’autore, scritta tra il 1909 e il 1910 che Gustav non ha la fortuna di poterla mai ascoltare eseguita. Infatti la prima esecuzione avviene a Vienna il 26 giugno 1912 , un anno dopo la sua morte. Il respiro, la complessità e la profondità di questo lavoro, tutto strumentale, riflette la grandezza del musicista , che trasmette, oltre le molteplici esperienze maturate come direttore d’orchestra, la capacità di esprimere e comunicare le fragilità, la sofferenza e la enigmaticità della vita umana. La Jenaer Philarmonie Orchestra condotta da Simon Gaudenz ha affrontato l’impresa con una concentrazione, un impegno e una sensibilità non comune. Rendere ragione al pubblico della “confessione” del compositore è un’impresa ardua per qualunque orchestra. Quello che questa compagine ha saputo dare all’uditorio è stato il grande impegno tecnico e interpretativo specie delle prime parti, su tutte l’ottimo giovane primo violino, Janos Matyas Starck, la primo violoncello, Henriette Laetsch, la prima tromba, Steffen Naumann, il primo corno, Tristan Hertweck e l’arpa Judith Renard che, unitamente alle percussioni e agli altri elementi tutti, hanno dato prova efficace individuale e come insieme. Quando si è dipanata la bellezza dell’ Adagio (ultimo movimento), i musicisti sono riusciti a regalare al pubblico in sala una tale dolcezza, sensibilità e introspezione meditativa del compositore, prossimo al congedo dal mondo, che sicuramente non gli hanno fatto torto. Puntualmente, dopo qualche secondo di silenzio musicale è partito l’applauso sentito, vissuto e fedele all’animo dell’insuperato artista.
