Sala piena ieri sera al Teatro Carlo Felice per Bohème, ultimo titolo della stagione lirica, affidato ai giovani cantanti dell’Accademia di Perfezionamento vocale del teatro, selezionati alcuni mesi fa proprio per questa produzione. Un appuntamento atteso che ha confermato ancora una volta il forte richiamo dell’opera pucciniana sul grande pubblico.
Ispirata al romanzo di Henri Murger, l’opera di Giacomo Puccini racconta la vita di un gruppo di giovani artisti nella Parigi di metà Ottocento. Al centro della vicenda vi è l’eterno amore tra il poeta Rodolfo e la fragile ricamatrice Mimì: un sentimento nato quasi per caso, tra poesia e povertà, che si sviluppa attraverso momenti di intensa felicità ma che viene progressivamente oscurato dalla malattia della giovane. Accanto a loro si muovono gli amici Marcello, Schaunard e Colline, mentre la vivace Musetta porta in scena leggerezza e vitalità, contribuendo a creare quel delicato equilibrio tra commedia e tragedia che rende Bohème una delle opere più amate di sempre.
Proposta per la quinta volta nello stesso allestimento, con le scene di Francesco Musante e la regia di Augusto Fornari, questa Bohème continua a conquistare grazie a una lettura fiabesca e poetica della vicenda. Il grande carillon girevole che accompagna il susseguirsi delle scene e la presenza degli alter ego infantili dei protagonisti contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra sogno e memoria, valorizzando il carattere universale della storia e il contrasto tra l’innocenza dei sentimenti e la durezza della realtà.

A dare voce ai due protagonisti erano il tenore Junpyo Kwon e il soprano Caterina Trevisan, affiancati da Davide Chiodonel ruolo di Marcello, Shang Ju in quello di Schaunard e Sara Di Fusco nei panni di Musetta. Completavano il cast due artisti esterni all’Accademia: Vittorio De Campo come Colline e Andrea Porta nel ruolo di Benoit.
Sul podio, Donato Renzetti, direttore emerito del teatro genovese, ha guidato orchestra e palcoscenico con una lettura elegante e lirica, ricca di sfumature e sempre attenta al respiro della scrittura pucciniana. Di particolare efficacia le grandi scene d’insieme con il coro di voci bianche, mentre il finale ha colpito per la sua intensa carica emotiva: il rallentando conclusivo ha accompagnato la morte di Mimì in un silenzio raccolto e partecipe, prima dell’esplosione degli applausi.
Un buon esito per tutti i giovani interpreti, che hanno saputo coniugare entusiasmo, presenza scenica e una preparazione tecnica già apprezzabile. Calorosi gli applausi finali da parte del pubblico a tutto il cast!
Le repliche proseguiranno fino a martedì 16 giugno.
