Tanto Jannacci e tanta energia ieri sera sul palco della Piazza dei Corallini a Cervo: Paolo Jannacci si è esibito col suo trio composto da Marco Ricci al basso, Daniele Moretto alla tromba e Stefano Bagnoli alla batteria per il 63° Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, che ogni anno riserva uno spazio alla Canzone d’Autore. Spazio egregiamente riempito dall’artista che, in realtà, è molto più che un cantautore: pianista, arrangiatore, compositore e cantante, il figlio dell’immortale Enzo è una figura poliedrica e sa muoversi con naturalezza tra linguaggi differenti che ha approfondito e rielaborato personalmente negli anni per trovare una propria identità, una propria cifra personale. Cosa non facile, con un padre così – felicemente – “ingombrante”.

“E’ stato per me naturale e necessario partire dal solco tracciato da mio padre, fin da bambino – ha risposto l’artista ad un ragazzo che gli chiedeva, appunto, dell’influenza paterna durante l’incontro che si è svolto nel tardo pomeriggio, dedicato proprio alla gioventù, nell’ambito del Progetto di Educazione alla bellezza della Musica e dell’Arte. “Ma altrettanto importante è stato riuscire a crearmi un’identità sonora indipendente attraverso uno studio profondo, incontri casuali e una selezione consapevole di collaboratori”.
L’intervista è stata condotta dalla scrivente e si è rivelata davvero uno scambio scorrevole e proficuo di idee sul fare musica, pensieri e aneddoti sul jazz e non solo, che hanno stimolato la curiosità della sala del bellissimo Palazzo Viale, gremita di giovani e meno giovani.
“Questa intervistatrice mi legge nel pensiero. Comincio a spaventarmi!” ha esclamato ad un certo punto l’artista: questo la dice lunga sulla piacevolezza della nostra pubblica conversazione e sulla simpatia dell’interlocutore!
Il dialogo ha toccato argomenti vari, dal rapporto Parole-Musica al non sempre facile equilibrio tra il Musicista e il Cantante quando convivono nella stessa persona; dalle influenze jazz, classiche e pop nella sua formazione al Jazz come atteggiamento mentale.

“La maturità di un artista si misura nella capacità di gestire l’errore – ha risposto il pianista ad una ragazzina che gli chiedeva come fare a gestire l’emotività sul palco – Mentre all’inizio l’ignoto spaventa, con lo studio e l’esperienza l’imprevisto diventa un’ ‘arma segreta’ per creare qualcosa di nuovo. E il Jazz qui insegna tanto”.
“Un artista deve trasmettere sicurezza e relax all’ascoltatore – continua – Non deve dimenticare il rispetto dovuto a chi dedica tempo all’ascolto”.
E prosegue con altri preziosi insegnamenti per i ragazzi che si affacciano con entusiasmo, ma anche perplessità, al mondo della musica: “La libertà espressiva deriva esclusivamente dal rigore e dalla tecnica – e cita esempi di grandi performer (Fred Astaire, Sinatra, Jerry Lewis) che si ‘massacravano’ di studio per far apparire naturale ciò che in realtà era frutto di un lavoro estenuante – Il mestiere del musicista è difficilissimo, richiede doti da psicologo, imprenditore e studioso – conclude – Il mio suggerimento principale è non avere fretta: assorbire l’esperienza lentamente permette di costruire una carriera duratura, evitando il rischio di “schiantarsi” dopo pochi anni di successo immediato”.
E infine, ad un giovane aspirante batterista che gli chiedeva che cosa insegna la Musica per la Vita:
“L’Ascolto e il Rispetto: la musica è un dialogo senza parole. La condivisione con altri musicisti è fondamentale perché mette in discussione il proprio sistema di vedute, stimolando la crescita culturale”.

Grande ascolto e rispetto tra gli ottimi musicisti effettivamente si è poi percepito la sera sul palco dei Corallini: molto affiatati dal punto di vista musicale e probabilmente anche umano, visti i toni amichevoli e scherzosi con cui si sono relazionati, i quattro artisti hanno offerto al pubblico un concerto molto piacevole e pieno di energia: Jannacci, nocchiero indiscusso, ha guidato la band in una serata di musica e parole molto divertente in cui si sono succeduti brani suoi, di Paolo Conte, Luigi Tenco e soprattutto Enzo Jannacci. Jannacci arrenditi! La città ascolta è uno spettacolo in cui le storie di una città diventano musica, parole ed emozioni.
Hanno aperto l’esibizione due composizioni del protagonista, strumentali: nella prima l’armonia complessa e varia, i temi che si intrecciano con le improvvisazioni, descrivono poeticamente l’atmosfera di una ipotetica città del nord America; la seconda guarda a sud dello stesso continente puntando invece sull’energia corporea e danzante dei ritmi latino americani.
Composte da Paolo sono anche Alla ricerca di qualcosa e Cose semplici, mentre per il resto – a parte qualche incursione nel repertorio di Paolo Conte, Parigi, Bartali, e in quello di Tenco, Vedrai vedrai – protagoniste della scaletta sono le canzoni siglate Enzo con Io e te, La banda dell’ortica, L’Armando, El portava i scarp del tennis, Silvano, La vita l’è bela, Ci vuole orecchio (queste ultime scritte per Cochi e Renato) fino all’irresistibile Vengo anch’io e all’intensa Vincenzina e la fabbrica offerta come bis da Jannacci, solo col suo pianoforte, ad un pubblico emozionato, divertito e plaudente.
