Genova, 17 marzo 1983. Al Teatro Margherita, l’allora Comunale dell’Opera propone una edizione di lusso di Traviata con Richard Bonynge sul podio e Joan Sutherland nel ruolo di Violetta. L’attesa è quella dei grandi eventi. Ma il finale, come i melomani più attempati ricorderanno, è tragico: il tenore Lamberto Furlan (incerto sin dall’inizio) stecca nell’atto finale, partono i fischi, Bonynge lascia il podio seguito dalla moglie e entrambi fuggono dal teatro in taxi. Cala il sipario e dopo un intervallo carico di tensione lo spettacolo riprenderà con una nuova Violetta (Taskova Paoletti), il direttore Aldo Pizzolo e… lo stesso tenore per il quale non erano previsti sostituti. Le successive recite di quella indimenticabile Traviata furono brillantemente dirette da Paolo Peloso, direttore d’orchestra all’epoca di casa a Genova, purtroppo scomparso in questi giorni a 94 anni. Peloso si era diplomato in organo e pianoforte al Conservatorio “Niccolò Paganini” dove aveva studiato pure composizione. Poi si era perfezionato in direzione d’orchestra all’Accademia Chigiana con Alceo Galliera.
Il suo legame con Genova è stato duraturo nel tempo. Il suo debutto nel teatro genovese risale al 1964 quando propose Una domanda di matrimonio di Luciano Chailly. Poi tornò ininterrottamente dal 1966 (Un cappello di paglia di Firenzedi Rota) al 1973: fra i titoli messi in scena, Rigoletto di Verdi, Lucia di Lammermoor di Donizetti, Medea di Cherubini, Torneo notturno di Malipiero, La Gioconda di Ponchielli, Andrea Chenier di Giordano. Ancora, nel 1975 proponeva Trovatore, nel 1976 Traviata, nel 1980 Cavalleria rusticana e Gianni Schicchi, nel 1982 Boheme. E nel 1990 lo ricordiamo sul podio per un concerto dedicato a Colombo. Una varietà di letture che conferma l’ampiezza del repertorio affrontato in tanti decenni dall’artista.

Il suo nome è legato poi in maniera indissolubile al Premio Paganini. Ne diresse le finali per la prima volta nel 1968 per poi tornarvi regolarmente dal 1985 al 1999: solido mestiere, duttile, sapeva adattarsi con intelligenza alle esigenze dei candidati che in lui trovavano un appoggio sicuro, riuscendo a esprimersi al meglio.
Uomo colto, pianista raffinato, Peloso ha costituito una presenza di rilievo nel panorama musicale non solo ligure: ha diretto alla Scala, e nei maggiori teatri italiani (dal San Carlo al Petruzzelli, dalla Fenice all’Opera di Roma) e internazionali fra i quali le Staatsoper di Amburgo e Berlino, l’Opéra-Comique di Parigi e la San Francisco Opera.
