Grande festa, il 28 settembre prossimo al Carlo Felice per i vent’anni di attività del GnuQuartet. Era infatti il 2006 quando la band genovese, formata da Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello) ha tenuto il suo primo concerto avviando una attività che lo ha portato a collaborare in questi anni con i maggiori artisti italiani.
“Siamo nati un po’ per caso – spiega Francesca Rapetti – Nel 2006 la PFM mi invita a un concerto, io avevo in precedenza un mio quartetto ma nel frattempo si era sciolto. Però, pur di accettare, mi sono inventata di averne nel frattempo formato uno nuovo. Non era vero, ma ho chiamato subito tre amici, Roberto Izzo, Raffaele Rebaudengo e Stefano Cabrera, violoncello e abbiamo creato questa band. Abbiamo esordito con un arrangiamento di Cabrera della canzone di De Andrè “Le acciughe fanno il pallone”. Da lì è partito tutto”.
-Il nome GnuQuartet: da cosa è nato?
“Da una storpiatura. Non sapevamo come chiamarci, avevamo pensato a “New Quartet” ma ci pareva banale. Poi da lì siamo passati a Gnu e ci è piaciuto. Un giorno a un concerto in Sardegna il presentatore ci ha fornito anche una spiegazione più colta: lo gnu è un grande animale appartenente alla famiglia dei bovidi, è un po’ bovino, un po’ capra, un ibrido come noi che siamo rockettari con l’anima classica”.
-Dal 2006 in avanti gradualmente avete avviato collaborazioni con tanti artisti…
“Non è stato facile – dice Stefano Cabrera che del gruppo è stato da subito l’arrangiatore, poi affiancato da Rebaudengo e Izzo – alcuni incontri sono stati fortuiti e ci hanno aperto via via le strade. Ad esempio alle prove di un concerto ci ha ascoltato molti anni fa Gino Paoli, gli siamo piaciuti e ci ha invitato subito a lavorare con lui”.
-Parliamo del concerto del 28 settembre…

-“Dal decimo anno in avanti abbiamo preso l’abitudine di tenere per il nostro compleanno un concerto gratuito. Per i 20 anni volevamo però una festa particolarmente bella con tanti amici. Abbiamo provato a telefonare a qualche artista con cui esiste un rapporto di lavoro e di amicizia. Il primo che abbiamo contattato è stato Francesco De Gregori che ha detto subito di sì. A quel punto, rotto il ghiaccio, è stato facile”.
Allo spettacolo parteciperanno oltre a De Gregori, Niccolò Fabi, Giuliani Sangiorgi, Samuele Bersani, Ermal Meta, Simone Cristicchi, Amara, Vittorio Cosma, Mauro Ermanni, Giavanardi, L’Aura, Giua, Federico Sirianni, Filoq, Samuel e Boosta.
“Sarà una serata decisamente ricca – dice la Rapetti – e ci fa piacere realizzarla a Genova, nel nostro Teatro perché gran parte della nostra carriera si è svolta lontano e festeggiare nella nostra città è più bello”.
-Voi avete un vostro stile, tuttavia vi confrontate continuamente con artisti differenti. Come fate a mantenere la vostra cifra stilistica?
“Ci sono situazioni differenti – dice Cabrera – La cosa migliore è quando l’artista cerca il nostro suono. Molto spesso l’idea è quella di una dimensione più cameristica e la nostra formazione consente dinamiche soffuse che in altre situazioni non sono possibili. Quando poi dobbiamo collaborare anche con altri strumenti, allora ci dobbiamo adattare a contesti diversi”.
-In vent’anni di carriera vi sarà capitato di tutto…
“Ci sarebbe molto da raccontare – dice Francesca Rapetti – Ricordo la collaborazione con Paoli. Arrivato alla sua età e alla sua esperienza non aveva timore di nulla. Un giorno abbiamo suonato per un convegno di cardiologi e lui si è presentato in scena fumando e con un bicchiere di whisky in mano. E poi, fra in nostri “incidenti”, possiamo ricordare l’ultima esibizione ai “Suoni delle Dolomiti” qualche anno fa.
Avevamo sottovalutato le distanze prendendoci un doppio impegno a distanza di poche ore, uno a Udine e l’altro appunto sulle Dolomiti. Quando ci siamo resi conto che da Udine non saremmo mai arrivati in tempo al secondo concerto, non ci è rimasto altro che prenotare un elicottero. Ci è costato il cachet ma abbiamo onorato i nostri impegni”.
Un artista con cui non avete mai collaborato, ma vi sarebbe piaciuto?
“Rispondo Sting – dice la Rapetti – e voglio ricordare che i miei tre amici hanno anche suonato con l’aggiunta di un secondo violino con Madonna. La grande star voleva registrare “La bambola” di Patty Pravo e voleva un quartetto d’archi. Ho cercato di insistere con gli organizzatori perché si mantenesse la nostra formazione, mi sarebbe piaciuto esserci. Ma Madonna voleva solo archi… Tornando agli artisti amati, siamo nati troppo tardi per lavorare con De Andrè del quale riprendiamo molte canzoni. Sarebbe stato bello… il nostro concerto del 28 è idealmente dedicato a lui e a Vittorio De Scalzi”.
