Applausi, ieri sera, per l’opera tornata al Sociale

Torna l’opera lirica al Teatro Sociale di Camogli.

La 48° edizione del Festival Spazio Musica, infatti, si è spostata questa estate da Orvieto a Camogli grazie a una collaborazione con il Teatro Sociale che ha così centrato due obbiettivi importanti: offrire una programmazione di richiamo anche nei due mesi di piena estate e completare l’ampia offerta al proprio pubblico con l’unico genere teatrale ancora mancante, appunto, la lirica.Il Festival, diretto dalla cantante Gabriella Ravazzi e da Manlio Palumbo Mosca, vanta una lunga tradizione: le prime esperienze  fra Imperia e Diano, poi un trentennale spostamento a Orvieto e ora il ritorno in Liguria in uno dei più suggestivi e antichi palcoscenici della riviera. Il progetto, avviato ai primi di luglio, prevede un laboratorio operistico finalizzato alla realizzazione di due titoli lirici e rivolto a giovani cantanti e a giovani direttori d’orchestra.

Ieri sera si è tenuta la terza e ultima recita di Così fan tutte di Mozart. Opera straordinaria e complessa tanto per i sei cantanti in scena, quanto per il direttore sul podio e l’orchestra. L’esito, va detto subito, è stato positivo con calorosi applausi da parte della platea.

L’aspetto visivo basato su proiezioni curate da Jenaro Melendrez Chas in collaborazione con Simone Rosset consisteva in una architettura classica (alternata a eleganti interni) che inizialmente solare si “intristisce” nel finale per apparire semidiroccata: specchio dello spirito di un’opera che si propone come “comica”, ma che in realtà, al pari di Don Giovanni, è percorsa da una vena profondamente malinconica.

La scommessa che Don Alfonso fa con i due amici sulla fedeltà delle donne (“E’ la fede delle femmine/ come l’araba fenice/ che ci sia ciascun lo dice/ dove sia nessun lo sa”) cambia irrimediabilmente i rapporti all’interno delle due coppie chiamate a confrontarsi con una realtà diversa da quella immaginata. Il lieto fine, dunque, è solo di facciata, quattro dei sei personaggi sono profondamente cambiati e difficilmente ritroveranno la serenità iniziale.

In questo contesto la regia firmata da Gabriella Ravazzi e da Alberto Jona ha puntato sulla caratterizzazione dei personaggi non solo naturalmente attraverso l’interpretazione vocale, ma anche nella gestualità, puntualmente costruita sulla musica, nei minimi particolari. In scena si sono dunque visti giovani cantanti lodevoli anche sul piano attoriale, il che non è quasi mai scontato.

Il laboratorio preparatorio, come si è detto, coinvolgeva non solo i cantanti ma anche i direttori. La concertazione dell’opera è stata curata da Marco Guidarini che ha preparato i tre giovani direttori ai quali sono state affidate le tre recite. Ieri sera sul podio c’era Romulo Assis che ha saputo mantenere un buon equilibrio fonico fra buca e palcoscenico, con belle soluzioni interpretative.

Lodevole, come si è già anticipato, la prestazione assicurata dai sei cantanti che hanno naturalmente un ampio margine di maturazione, ma che hanno comunque restituito la partitura mozartiana con eleganza e rigore tanto nelle arie, quanto negli insidiosi concertati.

In evidenza Zhang Schenjie (Guglielmo) e Clemence Hicks (Dorabella), ma bene anche gli altri: Vera Khamenok (Fiordiligi), Cristina Santi (Despina), Zhiquan Li (Ferrando) e Masashi Tomosughi (Don Alfonso). Buona anche la prova del coro diretto da Gianni Battista Bergamo.

Il Festival si concluderà a fine agosto con Rigoletto, in scena nei giorni 27,28 e 29 (ore 20).