Strepitosa Tandoi al Festival di Cervo

Concerto strepitoso ieri sera al Festival Internazionale di Musica da Camera con il Quintetto Jazz di Francesca Tandoi, musicista a tutto tondo – pianista, compositrice, cantante e band leader – di spiccata personalità e talento straordinario. Con lei sul palco artisti di alta caratura quali Marco Ferri al sax, Pasquale Fiore alla batteria,  Alessandro Presti alla tromba e Stefano Senni al contrabbasso.

Indiscussa star del Jazz internazionale, la Tandoi è tanto stellare sul palco quanto terrena a tu per tu, tanto divinamente virtuosa all’opera quanto umanamente simpatica di persona: e lo ha dimostrato anche nel colloquio col pubblico (che fa parte di un felice progetto di incontri con gli artisti del Festival, rivolto soprattutto alla gioventù) che ha preceduto il concerto nel pomeriggio di ieri.

L’artista è piacevolmente passata da racconti ed aneddoti di vita vissuta – il primo folgorante ascolto “alla radiolina” di un brano jazz all’età di cinque anni seguito dal ferreo proposito di “diventare una pianista jazz”, le “improvvisate musicali” in auto con gli amici e colleghi divenute virali sui social… – a riflessioni sugli strumenti di comunicazione online, sulle tipologie di pubblico incontrate nei concerti internazionali, sul ruolo delle strumentiste jazz e in particolare sulla rarità di musiciste che prediligono, come lei, lo stile bebop.

Il concerto serale del Quintetto – una première per il Nord Italia, preceduta soltanto da un paio di esibizioni al Sud di pochi giorni fa – prevedeva brani quasi tutti originali della compositrice, tratti in particolare dagli ultimi due album della sua già nutrita produzione discografica, album pensati per jazz trio che qui si arricchiscono della presenza dei due fiati. 

La performance si apre con Senni e Fiore – cui si uniscono in seguito gli altri musicisti – che introducono P.C.R., un medium swing tratto da When in Rome e prosegue con Hope, ballad che mette in risalto il tocco elegante della pianista e la linea melodica esposta dalla tromba, che torna anche nell’efficace solo sul vamp finale. Segue un’interessante composizione, sempre originale, tratta dall’ultimo album Bop Web, dal titolo Letargy, “scritta durante il covid – spiega la Tandoi – e ciononostante, o forse proprio per questo, a dispetto del titolo, particolarmente viva e piena di speranza”: il pezzo si dipana su un energico ritmo latino di samba, su cui i musicisti improvvisano con grande maestria, con interludi ed un finale con sorprendenti cambi di ritmo ed accenti bluesy.

La parte centrale dello spettacolo vede in scena solo il Trio Tandoi Senni Fiore: scelta felice, non solo perché la variazione del sound consentirà un lancio ancor più efficace del gran finale col rientro dei fiati, ma anche perchè mette in risalto la solidità di un trio perfetto per timing ed affiatamento.

In realtà i due brani in Trio sono preceduti da un’emozionante performance della protagonista che, lasciata sola in scena nel cuore del concerto, interpreta un medley di due ballad, apparentemente lontane l’una dall’altra ma mirabilmente fuse nell’arrangiamento dell’artista: e così  Lush Life di Billy Strayhorn, elegante ballad caratterizzata da struttura ed armonia particolarmente complesse si unisce a Overjoyed di Stevie Wonder, tratta ancora dall’ultimo album della Tandoi, che ne dà un’interpretazione vocale di straordinaria efficacia espressiva.

Il brano successivo ha un tema suggestivo, scuro, percussivo:  “l’ho composto una settimana fa” specifica l’artista invitando il pubblico a trovare un titolo per il pezzo. 

Two lonely souls è un’altra ballad originale dal tema classicheggiante e precede l’irresistibile Bop Web, composizione che dà il titolo all’ultimo album, che è un omaggio a Dizzy Gillespie, un fast in cui il notorio virtuosismo tecnico della pianista e dei suoi valenti musicisti, emerge in tutta la sua spettacolarità.

Bis e applausi del pubblico in visibilio. 

Una menzione particolare per il tecnico del suono Alessandro Mazzitelli, come sempre impeccabile.