“La nostra concezione del tempo è diversa dalla vostra. Noi non possiamo pensare al futuro. Tutto è fluido. Due ore fa abbiamo saputo di un attacco a Ramal. Il mio collega ha chiamato subito sua mamma che vive lì con i fratellini per capire se erano ancora tutti vivi. Non è possibile per noi programmare. Si vive giorno per giorno”. A dirlo, ieri pomeriggio, è stata Fadwa Qamhia, contrabbassista del gruppo palestinese “Nasmè” invitato con il violinista Michael Barenboim (artefice dell’iniziativa) al Festival Internazionale di Musica da Camera.
Una serata emozionante al di là del semplice valore artistico del concerto in sé.

Nel pomeriggio i giovanissimi strumentisti avevano partecipato a un incontro pubblico: “Il nostro gruppo – hanno spiegato – non ha musicisti di Gaza perché a Gaza non esiste più una scuola e i musicisti sono invisibili, non hanno avuto la nostra fortuna. L’obbiettivo di tutte le guerre è distruggere l’anima prima ancora dei corpi di un popolo. Purtroppo a Gaza questo sta accadendo. La musica cura l’anima e questa è la nostra missione: far capire l’anima del nostro popolo”.
Parole toccanti e vere che hanno emozionato il pubblico presente. Così come emozionante è stato l’inizio della serata. Il giorno precedente si era conclusa a Cervo la marcia di solidarietà per Gaza partita nei giorni precedenti da Albenga. Un alberello era stato posto sulla sommità della scalinata davanti alla Chiesa dei Corallini nell’omonima piazzetta con i disegni dei bambini di Gaza che testimoniano le atrocità di questa terribile carneficina.

E ieri prima che iniziassero le esecuzioni musicali, la sindaca di Cervo, Lina Cha (affiancata da Marco Benedetti in rappresentanza della Camera di Commercio Riviere di Liguria, che associa le molte aziende del comparto oleario del territorio e da Walter Norzi, consigliere delegato al festival dal Comune) ha voluto donare al gruppo un ramo di ulivo in segno di pace e di speranza: “Da sempre – ha dichiarato nella motivazione la sindaca – l’ulivo è simbolo di vita, prosperità e rinnovamento in molte culture. Era sacro per Greci e Romani, associato alla salute e alla benedizione nell’Islam, e segno si pace nel Cristianesimo, grazie al ramoscello che la colomba portò a Noè dopo il diluvio universale. Per la Liguria, per Cervo e per il nostro territorio l’ulivo e il suo olio sono identità tradizione e lavoro. Per questo vogliamo offrire in dono agli artisti nostri ospiti il nostro ulivo perché lo riportino a casa, nei rispettivi paesi ai quali offriamo la nostra amicizia e la nostra speranza, che è la speranza di tutto il mondo”.
Un lunghissimo applauso ha accolto la consegna da parte del foltissimo pubblico.
Poi il concerto che ha accostato a due autori “classici” (Mozart e Bottesini) due palestinesi (Salvador ‘Arnita e Kareem Roustom), in uno stimolante dialogo fra culture differenti.
I cinque strumentisti palestinesi hanno studiato o studiano ancora a Berlino e stanno consolidando la loro formazione. Suonare con il pensiero che corre a chilometri di distanza dove i propri cari rischiano ogni momento la vita, non è facile. E questo spiega certamente alcuni “incidenti” di percorso ravvisabili soprattutto nel magnifico e ostico Quintetto per clarinetto e archi di Mozart (ma non c’è pagina “facile” nel repertorio del Salisburghese!). Molto più convincente come affiatamento d’insieme e ricerca del suono il Gran Quintetto di Bottesini e lodevoli le Palestinian songs and dances di Kareem Roustom che gli artisti hanno restituito con ammirevole trasporto ed energia comunicativa.

Gli applausi finali sono stati interminabili e meritatissimi.
