“Sono felice di essere su questo palco questa sera, perché ciò mi permette non solo di lavorare con persone che amo, ma anche di esprimere ciò che penso sulla Musica: la Musica è poesia, silenzio, spazio, è ciò che ti dà l’opportunità di non apparire, di poter finalmente sentire che Siamo quello che siamo”. Così ieri sera Rosario Bonaccorso sul sagrato della Chiesa dei Corallini, in apertura del bellissimo concerto con il suo quintetto.
Concerto che ha confermato la verità di queste parole: il singolare ensemble composto da artisti di grande pregio – oltre al contrabbassista, la pianista-cantante Olivia Trummer, il trombettista Fulvio Sigurtà, il chitarrista Roberto Taufic, il fisarmonicista Fausto Beccalossi – ha portato in scena l’ultimo album “Senza far rumore”, pubblicato nel 2024. Quella che è la cifra stilistica di questo lavoro discografico – eleganza, naturalezza, equilibrio collaborativo fra le parti che pare un rilassato dialogo fra amici – si percepisce ancora più intensamente dal vivo, e coinvolge con gioia il pubblico in un’ora e mezza di Musica autentica, in cui davvero si sente che gli artisti in quel momento Sono quello che sono.
Il tutto grazie anche al leader – contrabbassista imperiese di fama internazionale – che guida ottimamente la band e nel contempo sa mantenere il contatto col pubblico introducendo i brani e raccontando aneddoti con garbo ed ironia.
L’album comprende quattordici pezzi, dodici dei quali composti dallo stesso Bonaccorso, testo e musica, qui in veste anche di cantante, benché non unico: in diversi brani si ascolta infatti il suono chiaro e soave della voce solista di Olivia Trummer, e anche gli altri strumentisti si alternano armonizzando con la voce o rinforzando in unisono i propri soli. L’effetto è quello di una coralità armoniosa – in cui gli assoli dei singoli si inseriscono con gentilezza e maestria – il cui fine è la Musica che sgorga autentica perché costruita insieme sul momento, un impasto sonoro ritmicamente perfetto nonostante l’assenza della batteria, anzi forse proprio per questo più percepibile nei dettagli.
Le melodie delle composizioni di Bonaccorso, limpide e apparentemente facili, sono sorrette da ritmi ed armonie di sapore per lo più latin jazz, anche se in qualche caso i movimenti danzanti si placano in ballad più distese e meditative, come in “Senza far rumore”, ed “Agosto”, interpretata dalla voce intensa della bravissima pianista. In questi casi il tono si fa malinconico anche nei testi, in cui affiora spesso il ricordo del fratello del leader, scomparso prematuramente.
Ma i ritmi latini non sono mai “chiassosi”, neppure in “Chorino simpatico” in cui il tema festoso è cantato all’unisono da strumenti e voce femminile, o in “A Little bit like that”, composta di getto – secondo quanto spiega Bonaccorso – in una cappella austriaca, o ancora nell’interessantissima “Song for Mat”, canzone scritta per il figlio: qui il tema sembra costruirsi man mano grazie al contributo alternato di tutti gli strumenti e voci, su un vamp di fondo, un ostinato su cui ciascuno “dice la sua” in apparenza disordinatamente, in realtà con con grande coerenza e senso della forma. Ovunque si apprezzano anche il suono caldo della tromba, le invenzioni sorprendenti della fisarmonica e l’impeccabilità della chitarra.

Oltre ai due brani non originali, “Guarda che luna” e “Samba in preludio”, magistralmente interpretati dalla band (in particolare si apprezza il taglio originale dato alla prima che da pezzo energico qual era diventa riflessivo e struggente), ci sono alcune composizioni descrittive in cui fenomeni naturali come la risacca del mare, il vento, la neve immaginata mentre cade magicamente sulla spiaggia in estate, sono dipinti dalle note come in un quadro: e qui, in “Il canto del mare”, “Il vento della sera”, “Come la neve” i singoli strumentisti offrono il loro contributo ritmico con un utilizzo percussivo del loro strumento o della voce di grande effetto e naturalezza.

La serata si chiude con l’unico brano non appartenente all’album, ma sicuramente significativo: “Viaggiando” ha un sapore moderno e cosmopolita nella scansione ritmica, nella fusione di generi e ben si presta a rappresentare la miscela internazionale di questa band che sa fondere melodia mediterranea, coerenza classica, estro latino. Grandi applausi del pubblico coinvolto anche a cantare nell’acclamato bis finale.
