Ospite della Giovine Orchestra Genovese, ieri al Carlo Felice il pianista Grigory Sokolov ha offerto al pubblico una serata di grande intensità musicale.
Il programma era costruito attorno a due pilastri del repertorio: la Sonata in mi bemolle maggiore op. 7 e le Sei Bagatelle op. 126 di Ludwig van Beethoven, seguite dalla monumentale Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Franz Schubert.
La sala del teatro era completamente piena, un colpo d’occhio raro anche per una stagione molto seguita come quella della GOG. Molti spettatori, tra cui numerosi studenti di musica, attendevano persino la possibilità che si liberasse qualche posto nelle prime file, per poter osservare da vicino il lavoro delle mani del pianista e cogliere i dettagli della sua tecnica. Sokolov ha offerto un’interpretazione che si potrebbe definire di assoluta perfezione. Ogni frase musicale sembrava trovare il suo respiro naturale, ogni pausa aveva la durata esatta, ogni gesto pianistico appariva essenziale e inevitabile. È una qualità rara: non si ha mai la sensazione di qualcosa di ingiustificato o di eccessivo, ma piuttosto quella di una musica che si costruisce con logica e profondità, battuta dopo battuta. Nella Sonata op. 7 di Beethoven, Sokolov ha messo in luce con grande chiarezza la struttura della scrittura e la ricchezza del fraseggio, alternando energia e cantabilità con una naturalezza sorprendente. Le Bagatelle op. 126, sono emerse invece come miniature estremamente raffinate, dense di contrasti e di carattere. La seconda parte della serata era dedicata alla grande Sonata D 960 di Schubert, una delle ultime pagine del compositore. Qui il pianista ha mostrato tutta la sua capacità di sostenere frasi musicali lunghissime, con un suono sempre controllato e profondamente meditativo. La musica scorreva con una calma quasi ipnotica, mantenendo però una tensione interna costante. Il concerto, molto lungo e di grande concentrazione, è stato accolto da un pubblico entusiasta. Dopo la sonata di Schubert la sala è esplosa in lunghi applausi, con numerosi “bravo”provenienti da ogni settore del teatro. Come spesso accade nei recital di Sokolov, la serata si è conclusa con una serie di bis, scelti con grande cura, piuttosto insoliti per questo contesto e perfettamente coerenti con il clima musicale della seconda parte del programma.
Nei recital di Sokolov non c’è nulla di spettacolare o esteriore, ma una ricerca quasi assoluta della verità musicale, che rende ogni concerto un’esperienza intensa e irripetibile.
