Filippo Taccogna è uno dei più brillanti allievi usciti in questi ultimi anni dalla classe di violino di Vittorio Marchese al Conservatorio genovese. Ha un solido bagaglio tecnico, una bella intelligenza musicale ed è uno studioso serio e appassionato. Doti evidenziate in varie occasioni in questi ultimi tempi e confermate ancora una volta ieri sera nella Chiesa di San Donato dove il giovane artista ha tenuto un recital ospite del cartellone “Gems à la Paganini” organizzato dagli Amici di Paganini.
La scelta di San Donato non è casuale: lì è custodito l’atto battesimale di Paganini. Un luogo, dunque, profondamente paganiniano, oltre che straordinariamente suggestivo e acusticamente piacevole.
Programma complesso e articolato. In apertura l’Adagio e la Fuga dalla Sonata in sol minore di Bach: Taccogna si è dimostrato lettore attento a cogliere con rigore e limpidezza il fitto intreccio polifonico del lavoro. Poi la robusta Sonata op. 115 di Prokof’ev ha costituito forse il momento più interessante della serata: la partitura ricca di differenziati “gesti” sonori è stata restituita con autorevolezza e lodevole varietà di umori.
Seconda parte con Ysaye (la bella Sonata op. 27 n.5 di cui si sottolinea soprattutto l’intenso movimento iniziale) e con l’estroso virtuosismo di Milstein (Paganiniana) affrontato con fluido tecnicismo da Taccogna.
Gli applausi sono stati calorosissimi da parte di un pubblico particolarmente folto. Come bis, Taccogna ha scelto una delicata Canzonetta di Paganini, la cui apparente semplicità (poche note non sono sempre sinonimo di facilità, a volte una scrittura “scoperta” rischia la banalità) è stata restituita con estremo gusto e elegante controllo del suono.
