Giuseppe Gibboni e la grande sfida dei 24 Capricci di Paganini

Sala pienissima, ieri, al Teatro Carlo Felice per un concerto GOG davvero particolare, che ha richiamato anche molte persone arrivate da fuori appositamente per questa serata. D’altronde, non capita spesso di poter ascoltare in un unico concerto l’esecuzione integrale dei 24 Capricci.

Si può soltanto immaginare quale tensione possa provare un violinista nell’affrontare una simile prova. Nel caso di Giuseppe Gibboni, vincitore nel 2021 del 56º Premio Paganini, la responsabilità era forse ancora più grande: salire sul prestigioso palcoscenico del Carlo Felice, davanti a una sala gremita, portando con sé un titolo importante e tutte le aspettative che inevitabilmente nascono dal suo nome.

Eseguire tutti i Capricci nella stessa serata richiede non soltanto una tecnica straordinaria, ma anche una grandissima resistenza fisica, concentrazione e capacità di mantenere viva l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine. Gibboni ha affrontato questa vera e propria maratona violinistica con sicurezza, grande padronanza dello strumento e rispetto per la scrittura di Paganini.

Anche stilisticamente la sua interpretazione rappresenta un modo di suonare classico e tradizionale. Gibboni può essere considerato uno dei giovani portavoce di quella scuola violinistica italiana fondata sulla chiarezza, sull’eleganza, sulla qualità del suono e su un virtuosismo che rimane sempre al servizio della musica. Ha restituito i Capricci nella loro forma più autentica e riconoscibile.

L’esecuzione integrale ha permesso di sentire anche quanto questa raccolta sia varia. Non si tratta soltanto di tecnica e difficoltà: dietro i passaggi vertiginosi, le doppie corde, gli armonici e i pizzicati si trovano tanti caratteri diversi, momenti brillanti e ironici, ma anche pagine profonde e molto cantabili.

Arrivare alla fine di un percorso simile mantenendo lucidità, controllo e continuità è già di per sé una grande impresa. Gibboni ha dimostrato non soltanto qualità tecniche fuori dal comune, ma anche la maturità necessaria per sostenere da solo il grande palcoscenico del Carlo Felice e l’attenzione di una sala così numerosa.

Al termine del concerto, richiamando con ironia la celebre frase «Paganini non ripete», Gibboni ha poi fatto esattamente il contrario: come bis ha riproposto il Capriccio n. 5, eseguito con l’arcata originale. Un ultimo omaggio al compositore genovese, accolto dal pubblico con un lungo e caloroso applauso.