Kevin Zhu & Paganini: una serata fra virtuosismo e immaginazione

Giovedì scorso, al Teatro Carlo Felice di Genova, si è inaugurata la nuova stagione sinfonica con il concerto “Paganini_1”, diretto da Jordi Bernàcer. Protagonista della serata, accanto all’Orchestra del teatro , il giovane violinista Kevin Zhu, interprete già affermato sulla scena internazionale e vincitore del Premio Paganini nel 2018. L’appuntamento si inseriva inoltre nel programma di Ottobre Paganini, dedicato al grande violinista genovese.

Il concerto si è aperto con la Sinfonia da La scala di seta di Rossini, eseguita con vivacità e precisione.

Al centro della prima parte, il Concerto n. 2 in si minore per violino e orchestra di Paganini, affidato, appunto, a Kevin Zhu. È un’opera tra le più difficili del repertorio violinistico: contiene passaggi di estrema complessità, che nella sua interpretazione sono apparsi naturali e fluidi. Zhu li ha affrontati con una padronanza impeccabile, ma ciò che ha colpito di più è stata la sua capacità di dare alla musica una propria voce, senza allontanarsi dalla scrittura di Paganini.Nel terzo movimento, il celebre Rondò La campanella, il dialogo tra il violino e il piccolo campanello dell’orchestra è stato reso con grande sensibilità. La lettura di Zhu è risultata personale e convincente.

Un momento del concerto (foto Marcello Orselli)

 

La sua visione è emersa ancora più chiaramente nei tre Capricci proposti come bis. Paganini non li concepì come brani da concerto: erano pagine di ricerca e di studio tecnico, che lui stesso non eseguiva durante i concerti. Eppure, nell’interpretazione di Zhu, questi Capricci hanno acquistato una dimensione concertistica. La tecnica non è rimasta al centro come semplice esibizione: attraverso il fraseggio, le dinamiche e le scelte interpretative, ogni pagina è diventata un vero brano musicale, capace di coinvolgere e sorprendere. È stato particolarmente bello ascoltare come qualcosa nato per esplorare le possibilità tecniche dello strumento potesse trasformarsi, nelle sue mani, in musica viva ed espressiva. Il pubblico ha accolto con grande entusiasmo la prova del solista, che è tornato sul palco tre volte per i bis.

Dopo l’intervallo, la Symphonie fantastique di Berlioz ha aperto una dimensione orchestrale ampia e immaginifica. È una partitura impegnativa sia per l’orchestra sia per il direttore, e l’esecuzione è stata molto convincente. Di particolare qualità gli assoli dei fiati. L’intera Sinfonia evoca immagini nella mente di chi ascolta; il quinto movimento si distingue per l’intensità con cui conduce la composizione verso il suo culmine, attraverso un susseguirsi ricco di dinamiche e sviluppi.

La direzione di Jordi Bernàcer ha dato coerenza all’intero programma, accompagnando con sicurezza il solista nel Concerto di Paganini e guidando l’orchestra attraverso i contrasti e i colori della partitura di Berlioz.

Nel complesso, il repertorio era molto bello e la costruzione della serata ben pensata. Un concerto che ha unito il fascino del virtuosismo paganiniano alla forza immaginativa di Berlioz, e che si è concluso tra gli applausi calorosi del pubblico.