Una liquida e ancestrale sensazione di smarrimento immerge gli spettatori di “Oceano Nox” .
Lo spettacolo che ha debuttato al teatro Modena nell’ambito del ventiduesimo Festival dell’Eccellenzalfemminile (dedicato all’acqua in tutte le sue valenze concrete e simboliche), parte da una testimonianza di due medici di una Ong impegnati nell’operazione di salvataggio di una sessantina di naufraghi su un barcone libico.
Tragedia già vista, già sentita innumerevoli volte, purtroppo: in cronache e reportage, rielaborazioni teatrali, punti di vista giornalistici o politici non esenti da retorica.
E’ proprio l’assenza di questo elemento e di enfasi, che distingue la pièce prodotta da Gabriele Lavia- Effimera, adattata da Andrea Nicolini e interpretata da Elisabetta Marzullo e Nicolini stesso con asciutta intensità gestuale e verbale, pur nel diverso approccio dei due personaggi, istituzionale ed emotivo, con il disastro che affrontano in una notte spietata.
E’ una qualità che suscita attenzione e per certi aspetti sorprende, se si considera la fonte letteraria che si intreccia a quanto è effettivamente accaduto e viene dichiarata esplicitamente subito.

“Oceano nox- Tutta l’acqua del mondo” ruba infatti la prima parte del suo titolo a un poema di Victor Hugo che, a sua volta, aveva fatto proprio un verso del secondo canto dell’Eneide, trasportando poi l’epica e l’epopea in territori lirici, non esenti da una certa enfasi, a detta degli esperti di letteratura francese.
Nello spettacolo che si è visto nella sala sampierdarenese del Teatro Nazionale di Genova e che certamente avrà occasione di altri approdi, di tutto questo resta il mistero, l’impotenza e, al tempo stesso, l’eterna speranza di un pur impossibile ritorno che da sempre aleggia sulle morti in mare e le accomuna.
L’unica luce certa è invece il ricordo, coagulato in scena dalle pagine di un diario di bordo ingiallito dal tempo e sfogliato dal vento.
Ben tracciata dagli interpreti, senza eccessi e sentimentalismi, la solitudine e le domande che possono opprimere i soccorritori all’interno del loro stesso gruppo: sulle decisioni da prendere, su chi e come salvare prima degli altri quando una “graduatoria” non può che essere avvertita come una colpa.
