“Con tutta la fatica che abbiamo fatto a mettere su questa esecuzione, mi piacerebbe che non rimanesse isolata. Sarebbe bello poterla ripetere nell’acustica di una belle Cattedrale”. Parole pronunciate ieri sera, al Carlo Felice, dal direttore Diego Fasolis, al termine della intensa lettura di Elias.
Elias è l’oratorio ispirato all’Antico Testamento per soli, coro e orchestra composto da Mendelssohn negli ultimi suoi anni di vita. Uno straordinario affresco sonoro che guarda alla grande tradizione oratoriale tedesca (da Haendel a Haydn) con una visione tuttavia assai personale. Una poderosa partitura scritta, probabilmente, più per se stesso che per gli altri, in una dimensione religiosa che nasceva dalla storia della sua famiglia di origine ebraica, convertita al luteranesimo. Un atto questo che aveva già ispirato la Sinfonia n. 5 detta La Riforma.
Per l’esecuzione di Elias è stato scelto uno specialista come Fasolis che ha diretto con indubbia autorevolezza, ben seguito dall’Orchestra e dal Coro preparato in maniera ineccepibile da Claudio Marino Moretti. Per il Coro lo stesso Fasolis prima di aprire la seconda parte dell’esecuzione ha avuto parole di lode.
In effetti la parte corale è decisamente impegnativa per una scrittura quanto mai varia, da impervi passaggi contrappuntistici a imponenti sezioni omoritmiche.

Drammaticità e lirismo sono stati governati con intelligenza dalla bacchetta direttoriale che ha avuto a disposizione anche un buon gruppo di solisti: Camilla Tilling (soprano), Lucia Cirillo e Silvia Beltrami (mezzosoprani), Christoph Strehl (tenore) e Henryk Bohm (basso). Accanto a loro alcuni solisti del coro (i soprani Sofia Pezzi e Federica Salvi, i contralti Elena Fioretti e Daniela Aloisi, i tenori Matteo Michi e Gianmarco Avellino e i bassi Matteo Armanino e Franco Rios Castro) e Riccardo Negroni, 10 anni, inappuntabile componente del Coro di voci bianche preparato da Gino Tanasini.
Applausi calorosi, poco pubblico.
