“Era un uomo generoso, di intelligenza vivissima, coltissimo – scriveva il giornalista Cesare Viazzi in un articolo in ricordo dell’attore Franco Carli, mancato nel giugno del 2012 – Con la sua voce miracolosa, che usava come uno strumento musicale e la sua gestualità originale e ricca di invenzioni, affascinava centinaia di spettatori in piccoli e grandi teatri… Da direttore del Cavour di Imperia, ha reso questo teatro il secondo della Liguria. Organizzatore di manifestazioni culturali intelligente ed eclettico, è stato esemplare anche come docente universitario”.
Giovedì prossimo, 5 febbraio alle 17, si parlerà dell’artista imperiese al Museo Biblioteca dell’Attore a Genova, in occasione della presentazione del libro “Franco Carli, amanuense” scritto dal figlio dell’attore, Antonio Carli. A condurre l’incontro sarà il noto docente universitario di Storia del Teatro Eugenio Buonaccorsi, che dialogherà con l’autore raccontando la lunga e poliedrica carriera di Carli, iniziata nel ‘61 nel capoluogo ligure con uno spettacolo diretto da Carmelo Bene, e proseguita con numerosi altri lavori – soprattutto a Genova e Milano – e collaborazioni con Luigi Squarzina, Marco Sciaccaluga, Dario Fo, Peter Stein, Mario Scaccia… L’attore, che era anche autore e regista, fu coinvolto pure in produzioni musicali, con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’etnomusicologo Edward Neill ed il critico musicale Roberto Iovino, col quale realizzò “Amadeus” e “Davanti a lui tremavan le biscrome”.
“La sua recitazione si basava su un’epicità non sussiegosa – afferma Buonaccorsi – caratterizzata insieme da una affettuosa simpatia verso i personaggi e da un ironico distacco… nonché da un’affinata capacità di “inventare” sul palco, captando gli umori e la disponibilità del pubblico”.
Spiega invece l’autore del volume, Antonio Carli: “Il libro è una raccolta di testi di mio padre che ho trovato quando è mancato – ovvero un copione teatrale di un suo spettacolo, il poemetto Amanuense, una raccolta di battute comiche e giochi di parole, un racconto – ma contiene anche una serie di testimonianze di amici e colleghi che lo ricordano e infine una serie di foto di scena di suoi spettacoli”.
Allegato al libro c’è anche un DVD che contiene materiali vari: un video di una canzone composta da Carli padre e cantata da Carli figlio (presente anche nella versione intera dello spettacolo dal titolo “Liguri”), foto, diverse interviste a colleghi e amici, nonché spezzoni di spettacoli dello Stabile di Genova particolarmente rappresentativi del lavoro e dello stile dell’artista.
“Ho realizzato questo libro per raccogliere alcuni frammenti dell’esperienza artistica e umana di mio padre – spiega Antonio, attore anche lui, diplomato allo Stabile di Genova e con esperienze sia teatrali sia cinematografiche e televisive – Ho cominciato ad appassionarmi al teatro da neonato perché seguivo mio padre nelle tournée e nelle prove degli spettacoli. Mi sono cimentato anche nella direzione artistica e nella regia e, poiché amo cantare, mi sono appassionato anche al Teatro Canzone”.
Il volume è impreziosito dalla prefazione di Giuseppe Conte, due pagine suggestive in cui il poeta si sofferma, tra le altre cose, sul racconto delle interminabili chiacchierate fino a notte fonda con l’attore, per le vie di Porto Maurizio: “I nostri argomenti erano la politica, la società, l’organizzazione, il DAMS (cui Franco ha dato tanto in condizioni non facili). Raramente toccavamo la poesia, per una strana specie di pudore”. Eppure Giuseppe Conte si dichiara profondamente emozionato, con un senso commosso di sorpresa, proprio alla lettura del poemetto La bottega dell’amanuense, contenuto nel libro di Antonio: “Un poemetto così alto – prosegue Conte – così radicato nella grande cultura poetica del Novecento, così stilisticamente risolto, con un che di testamento spirituale”.
Giusta scelta quindi quella del sottotitolo del libro, che da tale poemetto prende il nome. E per questo ci piace concludere con le parole con cui inizia la prefazione e dunque tutta l’opera: “C’era la Poesia, nel cuore di Franco Carli”.
