Don Giovanni conquista Borgio Verezzi

Tanti applausi ieri sera nella piazza Sant’Agostino a Verezzi per lo spettacolo inaugurale del Festival Teatrale che compie 60°. E meglio non avrebbe potuto festeggiare: un testo classico come Don Giovanni di Molière e una lettura di notevole fascino grazie al regista Carlo Sciaccaluga e a un cast di prim’ordine.

Il testo di Moliere

Don Giovanni, nato nel Seicento dalla penna di Tirso de Molina (El burlador de Sevilla) è una delle figure più straordinarie della cultura europea.  Nei secoli ha attraversato il teatro di prosa e quello musicale arricchendosi di volta in volta di sfumature differenti, ma mantenendo immutato il suo  significato più profondo. Don Giovanni non è semplicemente un erotomane: se così fosse, come ha scritto in un suo acuto saggio sull’opera mozartiana il grande critico Massimo Mila, non sarebbe altro che un Falstaff più giovane e basterebbe qualche bastonata per metterlo in riga. Don Giovanni è, in realtà, un ingannatore seriale, è l’uomo che sfida Dio, che rifiuta qualsiasi pentimento tanto da diventare un eroe (sia pur in negativo) in epoca romantica.

Nel capolavoro di Molière la scena in cui Don Giovanni promette una lauta ricompensa a un povero purchè bestemmi è altamente significativa: non è necessario , ci dice il libertino, passare attraverso l’idea di Dio per fare del bene all’umanità.

Un personaggio ricco di fascino dunque, diabolico la cui messa in scena pone non pochi problemi al regista e all’attore che lo interpreta. Don Giovanni sfugge a ogni definizione e tutto e il contrario di tutto.

L’altro protagonista è Sganarello, il suo fedele servitore. Se è vero che è stato Mozart a cogliere nel modo più geniale la complessità di Don Giovanni, va detto che Sganarello è un personaggio assai più sfaccettato e interessante del pur simpatico Leporello. Alla complessità di Don Giovanni oppone la sua semplicità e il suo senso pratico. La scena in cui di fronte alla bellezza del creato cerca di convincere il padrone che tutto ciò che ci circonda non può essere nato da sé, è una pagina bellissima di teatro. Sganarello fa dunque il moralista quando Don Giovanni glielo consente ma alla morte del padrone, da uomo pratico, chiude la commedia con una battuta estremamente efficace e, dal suo punto di vista, condivisibile: “Ah il mio salario, il mio salario, il mio salario!”.

Lo spettacolo

Lo spettacolo è nato dalla coproduzione fra il Teatro Nazionale di Genova e “Gli incauti”. La traduzione del testo è quella ormai storica, ma ancora attuale, di Edoardo Sanguineti. Il grande letterato si è divertito a suo tempo nel giocare sul tono alto e tono basso: indicativa in tal senso è la divertente scena delle contadine.

Carlo Sciaccaluga (aiuto regista Leonardo Nicolini) ha costruito una lettura impeccabile, ricca di verve e fantasia, pienamente rispettosa del testo di Molière.

Ha optato per una scena unica, creata dall’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova: una struttura centrale obliqua  fra piccoli rilievi rocciosi a rappresentare la cima di un vulcano che emette fumi e nasconde nella sua pancia un inferno di fiamme. In quella passerelle discendente è collocata poi la tavola del banchetto che sembra dunque sin da subito in procinto di precipitare negli abissi. Uno spazio indeterminato per le avventure senza tempo di Don Giovanni e Sganarello. Sciaccaluga gioca abilmente con il testo inserisce elementi di contemporaneità (il cellulare della contadina Carlotta), tratta con intelligenza non solo i due personaggi centrali, ma anche le numerose figure minori: ogni interlocutore di Don Giovanni (dai fratelli di Elvira al padre Don Luigi, dai contadini al creditore Domenica) è caratterizzato con estremo rigore. Ne deriva una galleria di tipologie umane quanto mai variegata che rende fluido e scorrevole lo svolgimento di un testo alquanto dilatato e complesso.  Il Don Giovanni di Sciaccaluga è un ribelle simpatico, travolgente che coinvolge nelle sue avventure e nelle sue elucubrazioni filosofiche anche la platea in un rapporto diretto, quasi fisico.

Una rappresentazione fresca, scorrevole grazie anche al cast di prim’ordine che Sciaccaluga ha avuto a disposizione. Simone Toni è un eccellente Don Giovanni, disinvolto, duttile. Enzo Paci garantisce a Sganarello una umanità straordinaria e una varietà di atteggiamenti davvero ammirevole. Accanto a loro tre ottime attrici (Federica Castellini, Giorgia Coco, Francesca Osso) si sono divise gli altri personaggi, passando abilmente e rapidamente da una “maschera” all’altra in un’alternanza continua fra tono basso e tono alto, tragedia e commedia.

Calorosi e meritati gli applausi finali tributati dal folto pubblico. Si replica stasera.