Carlo Felice: il Paganini meditato di Angeleri

Dopo Kevin Zhu e Giuseppe Gibboni, l’Ottobre Paganini ha ospitato ieri sera un altro vincitore del “Premio Paganini”, Giovanni Angeleri, primo classificato nel 1997.

Angeleri si è esibito nell’ambito della stagione sinfonica in un originale programma diretto da Francesco Ommassini.

Anziché proporre uno dei Concerti per violino e orchestra di Paganini (ascolti poco consueti se si eccettuano i primi due), come sarebbe stato lecito attendersi, Angeleri ha optato per tre lavori diversi, più  contenuti nella durata ma di altrettanta difficoltà esecutiva.

Un momento del concerto (foto Marcello Orselli)

Ha iniziato con “Il carnevale di Venezia” in una versione raramente eseguita che prevede prima del tema popolare famoso, una introduzione lenta (presa a prestito dall’adagio del Concerto n.3).  Angeleri ha affrontato la pagina con meditato controllo del suono, tempi allargati e un sicuro bagaglio tecnico.

Poi dopo il lirico Adagio dal quarto Concerto,  ecco “I Palpiti”, una delle pagine più complesse e note del repertorio paganiniano, ispirati alla celebre aria “Di tanti palpiti” dal “Tancredi” di Rossini. Paganini, quasi a voler evidenziare il suo amore per l’opera, crea una vera e propria scena lirica con un larghetto iniziale, un assolo del violino e un recitativo che introduce finalmente il tema rossiniano, poi variato con la consueta abilità virtuosistica. Angeleri ha risolto la pagine con indubbia bravura meritando gli applausi finali e concedendo tre bis.

Francesco Ommassini che ha assecondato con cura il solista aveva aperto la serata con la spigliata Ouverture dall’Italiana in Algeri per concludere il programma con la Sinfonia in re maggiore di Cherubini. Partitura molto interessante scritta nel 1815 e ancora legata nelle atmosfere al mondo haydniano con un lirismo che rimanda all’opera italiana.

Gesto un po’ plateale e nervoso, Ommassini ha comunque tenuto l’orchestra con buoni risultati espressivi.

Alberto Boschi festeggiato a fine concerto (foto Marcello Orselli)

 

Al termine da registrare il caloroso saluto tributato al flautista Alberto Boschi (chiamato sul palcoscenico dal direttore artistico Federico Pupo) che dopo quarant’anni di attività ha ufficialmente chiuso ieri sera la propria attività in orchestra.