“Questa volta ce la fanno, me lo sento. Questa volta riescono a raggiungere un accordo”. Ci vuole la sensibilità e intelligenza espressiva di Elisabetta Pozzi per trasformare in un potente manifesto sull’assurdità della guerra le poche parole di speranza e disperazione di Levana, per raccontare la sua pietà e il suo cinismo di bestia percossa che sopravvive insaccando cadaveri di soldati morti intorno alla sua catapecchia., trascinandoli verso una sepoltura senza gloria.
In The other side di Ariel Dorfman, in scena al Duse fino a domenica, con ogni gesto e accento fa rivivere, senza inutili “citazioni” ma grazie alla sedimentazione di una straordinaria intelligenza e cultura artistica, l’icona di una madre Courage piegata dalla storia, e ora dalla cronaca.
Ci vuole lei, certamente, ma intorno a questa sua sensibilità e intelligenza tutto è in lacerante sintonia: la cruda rassegnazione del marito, interpretato da Gigio Alberti e l’altra disperata determinazione di cancellare tutto ciò che non sia un ordine espressa da Nicola Ciaffone.
L’unico soldato vivo che i due vedono da un tempo tra i brandelli di terra e di carne che dividono i due eserciti, appena si stipula la pace tanto agognata, viene a tracciare nuovi confini, con un filo di ferro che divide perfino quella casetta in due. Non può sfuggirgli un sorriso nel filone di situazioni tragicomiche che genera con le sue azioni né provare emozioni di fronte al delirio della vecchia che lo scambia per il figlio disperso al fronte (altra prova sublime per misura in equilibrio tra patetico e grottesco di Elisabetta Pozzi)
Nella scene di Maria Spiazzi, dove l’assurdità eterna è sottolineata e punteggiata da dettagli “resistenti” di quotidianità, e dai costumi di Mateika Horvat, quel filo elettrico usato per segnare il confine e steso fino al corridoio della platea richiama li implacabile tracciato delle crepe disegnate sui muri dalle bombe che irrompono con le luci di Omar Scala le musiche di Daniele D’Angelo. Marcela Serli, la regista, ha disposizione un grande autore, maestro della metafora fin dai tempi de La morte e la fanciulla ma non crediamo che per questo il suo compito sia stato più semplice. Riproporne l’attualità, purtroppo sempre più bruciante vent’anni dopo l’esplosione della sua fama mondiale, avrebbe indotto altri e, se ne vedono troppi, ad attualizzazione e indicazioni per lo spettatore che spesso risuonano inutilmente divisive e riduttive. Il merito di tutti, in questo spettacolo coprodotto da La contrada teatro Stabile di Trieste, centro teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile Sloveno di Trieste, Mittelfest consiste nel trattare “The other side” come un classico che lasci alla platea una piena libertà di riflettere, sull’animo umano e la politica, senza “imbeccate”. E di interpretare come vuole perfino la presenza del bambino che entra e si siede come muto testimone in scena quando Levana ormai stringe tra le braccia soltanto la speranza che il figlio sia tornato.
