Quello con il Royal Ballet era uno degli appuntamenti più attesi del Nervi International Ballet Festival 2025 e probabilmente resterà tra i più acclamati: lo spettacolo “A Celebration of the works of Frederick Ashton”, andato in scena ieri sera ai Parchi di Nervi ha sicuramente fatto la differenza per un insieme di fattori. Partendo da quello climatico: con luna appena calante, la sera è stata ventilata e serena, senza i tassi pazzeschi di umidità che avevano penalizzato l’esecuzione, e la fruizione, la scorsa settimana dei danzatori dell’Opera di Parigi. Proseguendo con la durata, complessivamente di 125 minuti (con due intervalli). Ma a proiettare lo spettacolo nell’olimpo delle rare esecuzioni memorabili della storia recente del Festival sono stati i protagonisti e il programma. Il Royal Ballet è un fiore all’occhiello della danza britannica e internazionale, e la scelta di portare in scena uno spettacolo interamente dedicato al suo storico fondatore, Frederick Ashton, ha fatto rinnamorare o confermare l’amore nei confronti del balletto classico. Nell’occasione di tornare dopo decenni al Festival, la compagnia ha schierato un cast di stelle e dato la possibilità al pubblico di ammirare, in alcuni dei brani eseguiti, un doppio cast per la replica di questa sera. Graziati alla prima rappresentazione, l’allerta meteo diramata nei giorni scorsi proprio per la giornata di domenica aveva già fatto cambiare sede allo spettacolo, che questa sera si terrà al Carlo Felice sempre con orario di inizio dei parchi, cioè le 21,15. Il cambio, oltre ad aver dato la sicurezza dell’esecuzione, darà modo di vedere in scena quello che ai parchi è rimasto nascosto, cioè la presenza di pianoforte e pianisti (Robert Clarke e Kate Shipway) che hanno accompagnato i danzatori nei due ultimi brani.
Il titolo dello spettacolo riflette l’intento della serata: riportare in scena alcune delle creazioni più emblematiche del coreografo britannico in un percorso tra lirismo, ironia, grazia e virtuosismo. Frederick Ashton è considerato non solo uno dei padri fondatori del balletto inglese ma una delle figure più rappresentative del balletto del XX secolo. Attraverso il suo repertorio elaborò un proprio stile, un delicato e lirico classicismo caratterizzato da una solida tecnica accademica ma reso maggiormente plastico e libero. La fluidità nei movimenti, specialmente nell’uso del torso e delle braccia, rendono piacevolmente belli in particolare tutti i passi a due dei suoi balletti. Apprezzabile è anche la particolare sensibilità che ancora oggi resta evidente negli esecutori delle sue coreografie: una grande armonia tra l’invenzione coreografica e le musiche utilizzate.
Il programma del Festival è composto da sei diversi pezzi: il “Pas de Quatre” dal “Lago dei cigni”, concepito da Ashton nel 1963, inizialmente per il primo atto poi dal 1971 inserito nel terzo atto del balletto. Oggi non compare più nella versione del “Lago” che la compagnia ha in repertorio, ma resta come variazione coreografica autonoma. Ne sono stati interpreti alla prima Isabella Gasparini, Sae Maeda, Harrison Lee, Daichi Ikarashi. Perfezione non da meno sarà nel cast di questa sera che vede sostituiti due degli interpreti (Charlotte Tonkinson al posto di Sae Maeda, e Martin Diaz al posto di Daichi Ikarashi).
Segue il celebre passo a due di “The Dream – Oberon and Titania’s Reconciliation pas de deux”, arguta e tenera rivisitazione del “Sogno” shakespeariano (1964) con musica di Felix Mendelssohn. Nell’estratto presentato vi è il culmine del balletto, l’armoniosa riunione del re e della regina interpretati da Joseph Sissens e Marianna Tsembenhoi, che hanno ottimamente dato vita allo scintillante stile ricco di inventiva del coreografo.
Il terzo brano della serata è stato un breve estratto di “Façade” (Tango Pasodoble), sicuramente quello più antico del programma, che oggi costituisce una vera chicca tra le prime opere di Ashton. Ricco di humor, il balletto era nato nel 1931 come una satira delle danze dell’epoca, una serie di brani vivaci tratte da poesie dell’eccentrica scrittrice britannica Edith Sitwell. Ne fu interprete inizialmente lo stesso Ashton in coppia con la ballerina russa Lydia Lopokova, e in successive riprese con Margot Fonteyn. Qui hanno brillato Olivia Findlay e Gary Avis.
Con il quarto brano, che conclude la prima parte dello spettacolo, si sono applauditi Meaghan Grace Hinkis e l’italiano Valentino Zucchetti, sulle celebri note di “Frühlingsstimmen” (Voci di Primavera) op. 410, un valzer di Johann Strauss figlio, un tripudio di perfezione, tecnica e poesia. Inizialmente inserito da Ashton nella versione dell’operetta “Il Pipistrello” (Die Fledermaus), produzione del 1977 della Royal Opera House, è diventato in seguito un brano eseguito separatamente dall’intera opera.

Alla ripresa dopo il primo intervallo la scena si è animata con la sensualità tragica di “Marguerite and Armand“ (1963), creato per Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev e ispirato alla “Traviata” di Verdi e alla “Signora delle camelie” di Dumas figlio, su musiche di Franz Liszt. Capolavoro vero, che in mezz’ora racconta in danza la tragedia nota, con rara sintesi evocativa e narrativa che nulla toglie alle parole, al canto e alla letteratura. Interpreti l’attesissima Marianela Nuñez e Jacob Feyferlick. La Nuñez, vera divina della danza mondiale di oggi, era stata al centro di un incontro nei giorni scorsi al Galata Museo del Mare, dove oltre a raccontarsi ha firmato le sue scarpette da punta donandole alle allieve delle scuole presenti. Il cast di oggi al Carlo Felice vedrà nei due ruoli Alina Cojocaru e Matthew Ball: quest’ultimo, avvistato ieri in platea durante uno degli intervalli, è stato giustamente attorniato da gruppetti di fans in caccia di autografi.
Chiusura in bellezza: alla ripresa dopo il secondo intervallo il pubblico è pervaso dalla brillantezza tecnica di “Rhapsody” (1980) sulla virtuosistica “Rapsodia su un tema di Paganini” di Rachmaninov. Mayara Magri e Luca Acri sono stati i solisti applauditi del primo cast, questa sera i loro ruoli saranno interpretati da Sae Maeda e Daichi Ikarashi. Una delle ultime opere di Ashton, “Rhapsody” fu eseguita per la prima volta in occasione dell’ottantesimo compleanno della regina madre: è un’incredibile creazione di puro balletto, un omaggio alla tradizione russa nato per mettere in risalto il talento e le straordinarie doti dei primi interpreti, Michail Baryshnikov e Lesley Collier. Compito difficile da eguagliare, ma sicuramente i protagonisti di oggi ne danno un’esecuzione memorabile, tra salti esplosivi e velocità, agilità e tecnica di livello altissimo che fanno sembrare un sogno raggiungibile anche le sequenze più insidiose.
