Tre pianoforti, una sola anima: Bollani, Rea e Moroni incantano il Carlo Felice

Il concerto di Stefano Bollani, Danilo Rea e Dado Moroni andato in scena ieri sera al Teatro Carlo Felice di Genova è stato un’autentica celebrazione del jazz, dell’improvvisazione e della libertà creativa. Inserita nel cartellone del Pesto Music Festival, la serata ha conquistato il pubblico grazie a una formula tanto semplice quanto affascinante: tre grandi pianisti, tre pianoforti a coda e una straordinaria complicità artistica.

Fin dalle prime note è emersa l’alchimia che lega i tre musicisti. Il concerto si è sviluppato come un dialogo continuo, brillante e imprevedibile, in cui ogni intervento diventava lo spunto per una nuova idea musicale. Lirismo, virtuosismo tecnico, ironia e invenzione si sono alternati con naturalezza, dando vita a un flusso di scambi sonori che ha reso ogni momento unico e irripetibile.

L’idea della serata, proposta da Dado Moroni, era quella di rendere omaggio al grande Oscar Peterson. Tra i brani eseguiti hanno spiccato Good Should Come to Me, Caravan e Hymn to Freedom, quest’ultimo impreziosito da sorprendenti citazioni di Che sarà e Vecchio frac. Non sono mancati momenti di raffinato umorismo musicale, come la citazione del basso di Jesus Christ Superstar, inserita da Danilo Rea con naturalezza all’interno dell’improvvisazione e ancora una citazione caraibica di Águas de Março.

I tre pianisti hanno inoltre avuto occasione di esprimere la propria personalità in momenti solistici. A cominciare da Dado Moroni con un omaggio a Oscar Peterson, seguito da Stefano Bollani che ha regalato al pubblico il suo Il barbone di Siviglia, esempio perfetto della sua capacità di fondere cultura musicale e ironia. Danilo Rea ha invece entusiasmato con un coinvolgente pot-pourri che ha intrecciato Cavalleria Rusticana, Over the Rainbow, Il Barbiere di Siviglia, il Brindisi dalla Traviata, il Guglielmo Tell, Bocca di Rosa di Fabrizio De André, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria fantasia improvvisativa.

La serata si è conclusa tra gli applausi con When the Saints Go Marching In e con un bis particolarmente emozionante: Senza fine di Gino Paoli, accolta con grande calore dal pubblico genovese.

Più che un semplice concerto, quello del Carlo Felice è stato un incontro tra tre personalità musicali straordinarie che, pur provenendo da percorsi artistici differenti, sono riuscite a fondere le proprie voci in un unico, grande racconto musicale. Un evento di altissimo livello che ha incantato la platea e confermato come l’improvvisazione, quando è sostenuta da talento, solidità tecnica e sensibilità, possa trasformarsi in pura magia.