The Swingles: quando le voci incantano

“Penso che il vertice della perfezione nell’arte – nell’arte musicale – si realizza quando la voce umana canta meravigliosamente…”. Lo sosteneva Benjamin Britten, straordinario uomo di teatro e profondo conoscitore della vocalità.

La voce, il primo strumento utilizzato dall’uomo, ha potenzialità straordinarie che nel tempo sono state indagate dai maggiori compositori della storia.

Potenzialità che il concerto di ieri sera al Carlo Felice, nell’ambito della stagione della GOG, ha evidenziato in maniera straordinaria, grazie al talento dei protagonisti.

In scena, i Swingles, un formidabile gruppo in attività da una sessantina d’anni che come altri ensemble vocali ha saputo nel tempo rinnovare l’organico senza perdere la propria identità.

Un momento del concerto (foto Silvia Aresca)

 

I magnifici sette attuali componenti (Malika Bhagwat e Sarah Alison, soprani, Laura Moisey-Gray, alto, James Botcher e Owen Butcher, tenori, Jamie Wright, baritono e percussioni vocali, Tom Harley, basso), uniscono a qualità individuali straordinarie, un affiatamento davvero incredibile, una intonazione perfetta e una trascinante comunicativa.

Il loro repertorio è vastissimo, dalla musica colta al jazz al popolare. Un viaggio nel pianeta musica risolto con una coinvolgente gioia di vivere, in un gioco magico di acrobazie vocali fra armonie ricercate, polifonie complesse, ritmi incalzanti, efficaci imitazioni di strumenti percussivi con l’utilizzo del live-looping che consente di creare trame sonore ancor più stratificate e complesse.

Il gruppo è partito da Bach per chiudere il cerchio ancora con lo stesso Bach. E in mezzo il barocco di Corelli (dal Concerto grosso op. 6 n. 8 “fatto per la notte di Natale”), canzoni natalizie (da “Silent night” a “Jingle bells” per citare le più conosciute), brani popolari di vari Paesi (Bulgaria, Turchia), omaggi al jazz di Cole Porter o al tango argentino di Piazzolla (“Libertango”).

La cantante Malika Bhagwat (foto Silvia Aresca)

 

Nel finale due magistrali pagine bachiane. Prima la cantante indiana Malika Bhagwat, accompagnata dai colleghi, si è prodotta nelle ardue agilità della Badinerie (ammirevole la limpida intonazione della solista e il fluido intreccio “strumentale” delle altre voci) e poi, in un omaggio a Piero Angela (che aveva loro commissionato il lavoro per la sigla di “Quark”) l’esecuzione corale, suggestiva ed elegante, dell’Aria sulla IV corda.