Questo pomeriggio alle ore 17, nella Sala dei Chierici della Biblioteca Berio (Via del Seminario 16, Genova), sarà presentato il volume «Nevio Zanardi una vita per l’arte. L’avventura de I Cameristi», a cura di Roberto Iovino e Stefano Termanini, edito da Serel | Stefano Termanini Editore.
Interverranno i curatori insieme al Maestro Nevio Zanardi, protagonista del libro.
Il libro ricostruisce l’avventura artistica e umana di Nevio Zanardi: violoncellista, direttore d’orchestra, didatta al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, pittore. Al centro del racconto, l’esperienza de I Cameristi, l’orchestra d’archi fondata da Zanardi nel 1977 e attiva fino al 1990.
I Cameristi portarono per primi a Genova i concerti della domenica mattina, all’Oratorio di San Filippo. Per quasi quindici anni ospitarono artisti di fama internazionale (da Rocco Filippini ad Anner Bijlsma) e lanciarono giovani talenti, tra cui il pianista Andrea Bacchetti, al suo debutto a dodici anni.
Il libro raccoglie un saggio di Roberto Iovino, una lunga conversazione tra Stefano Termanini e il Maestro, le risposte di Zanardi a quindici domande sulla sua carriera, e la rassegna stampa completa dell’attività de I Cameristi.
«In Zanardi convivono varie anime che formano l’artista: il violoncellista esecutore, il direttore d’orchestra, il didatta, il pittore. Comune denominatore: il bello, la perfezione, in un continuo lavoro di approfondimento e di conoscenza», scrive Roberto Iovino nel saggio introduttivo.
Per Zanardi, suono e colore sono lo stesso linguaggio. Racconta Iovino: «Quando molti anni fa provai ad avvicinare mia figlia allo studio di uno strumento, la portai da Nevio. E lui le mise un grembiule, le diede un pennello e una tela e la fece giocare con i colori prima di farle provare il suono di un piccolo violoncello». Un approccio originale, che dice molto del suo modo di intendere l’arte e l’insegnamento.
Nella lunga conversazione raccolta da Stefano Termanini emerge il ritratto di un artista per il quale la musica non è mai stata solo tecnica, ma ricerca interiore. «Ai miei allievi ho sempre detto di cercare dentro se stessi», dice il Maestro. «Non c’è verità, se non arrivando al fondo di se stessi. Finché non trovate una soluzione dentro voi stessi, sarete sempre copia di altri.»
Il suo metodo pedagogico si fonda su regole semplici. La prima: «Non distruggere. I giovani devono essere aiutati, incoraggiati. Se c’è la volontà, cresceranno. Al principio suoneranno male, faranno mille errori. È allora che bisogna non distruggerli». La seconda: «Non illudere. La vita del musicista è difficile. L’allievo va coltivato». Il segreto? «Far diventare gli studenti maestri di se stessi. Se diventa maestro di se stesso, l’allievo porta il proprio maestro sempre con sé.»
L’orchestra dei Cameristi nacque nel 1977, senza sponsor né contributi pubblici. «Non avevamo alcuna entrata economica», ricorda Zanardi, «soltanto passione, amore per la musica, orgoglio per la novità di aver creato a Genova un’orchestra di eccellenti colleghi». Una famiglia il cui unico scopo era divulgare, far capire e amare la musica classica.
L’idea dei concerti la domenica mattina fu una novità assoluta. «Per quanto ne sapessi, non vi era ancora in Italia questa abitudine», racconta il Maestro. Solo cinque anni dopo, la RAI annunciò che «per la prima volta in Italia» si tenevano concerti domenicali a Roma. Ma I Cameristi erano arrivati prima.
«Armonia, serenità, rispetto, stima reciproca e umiltà: queste le condizioni perché un’orchestra funzioni al meglio», spiega Zanardi. «Mai discrepanze, mai dissapori, ma solo dedizione totale a quello che avevamo deciso di fare.»
