Al Carlo Felice il Bellini controverso di “Beatrice di Tenda”

La stagione lirica del Carlo Felice quest’anno è contrassegnata dalla ricerca di titoli meno consueti, affiancati naturalmente anche a opere “popolari”. Dei sei titoli finora messi in scena, due soli erano di sicuro richiamo: Werther e Madama Butterfly. Gli altri quattro – A Midsummer night’s dream, Edith, Idomeneo, Beatrice di Tenda – sono stati una scommessa, certamente vinta nel caso di Britten e di Mozart.

Beatrice di Tenda, in scena ieri sera, mancava dai palcoscenici genovesi da sessant’anni. E’ il penultimo titolo nella non fitta produzione belliniana, dopo Norma e prima dei Puritani, lontana tuttavia da entrambe per esito artistico. Scritta su libretto di Felice Romani, l’opera di argomento storico ebbe sin dalla sua prima apparizione accoglienze controverse. In effetti non appartiene al miglior Bellini che alle prese con una drammaturgia estremamente statica, interamente giocata sulla psicologia dei personaggi, ha costruito una partitura contrassegnata da solido mestiere ma priva di quelle inventive geniali che si ritrovano nei suoi capolavori. Di particolare interesse l’elegante lirica cantata fuori scena da Agnese nel primo atto e poi, nel secondo, la grande scena del processo e infine lo scontro fra Beatrice e Agnese, interrotto dal suggestivo canto fuori scena di Orombello, un’anticipazione di quel che farà Verdi con Manrico nel “Miserere” del Trovatore.

Angela Meade e Mattia Olivieri (foto Marcello Orselli)

 

L’allestimento visto ieri è una coproduzione fra Genova e la Fenice di Venezia. La scena di Emanuele Sinisi propone un castello diroccato, con le mura squarciate, simbolo – ha spiegato il regista Italo Nunziata – di un decadimento della corte dove tutto è ormai segnato già dall’apertura del sipario. La soluzione ha reso ancor più fosca e fredda la rappresentazione, non convincendo del tutto almeno parte degli spettatori stando a qualche piccolo dissenso avvertito al termine della serata.

Vigorosa la direzione di Riccardo Minasi seppur con qualche squilibrio fonico e ritmico fra buca e palcoscenico.

Carmela Remigio (foto Marcello Orselli)

 

Lodevole il cast dominato da Angela Meade, un soprano dalla voce straordinariamente elegante e duttile che ha reso perfettamente il ruolo di Beatrice, eroina e martire innocente. Accanto a lei Carmela Remigio è stata una irreprensibile Agnese; Mattia Olivieri ha restituito con passione la figura del controverso duca Filippo e Francesco Demuro ha vestito con generosità i panni di Orombello. 

Calorosi gli applausi finali. Prima replica domani alle ore 15.

Gli applausi finali (foto Marcello Orselli)