I nomi della musica: Francesco Filidei

Si legge spesso che l’opera lirica è morta con Turandot di Puccini. Non condivido naturalmente questa tesi e basta del resto guardare i compositori immediatamente successivi al musicista lucchese per rendersi conto della vitalità del teatro musicale anche nel Novecento. E’ vero, tuttavia, che Turandot ha segnato un punto di arrivo della grande tradizione italiana. Se si guarda al “repertorio” e ai titoli che molto spesso caratterizzano le stagioni liriche nostrane, in effetti si torna prevalentemente indietro rispetto all’estremo capolavoro pucciniano.

Il Novecento si è diviso fra compositori volti al recupero della tradizione e musicisti impegnati a sperimentare sul palcoscenico nuovi linguaggi, senza con questo dimenticare la storia. Così è stato, tanto per citare un esempio importante, per Luciano Berio. E così è per Francesco Filidei, uno dei musicisti italiani più attivi in campo teatrale: a lui Claudio Proietti ha dedicato un approfondito studio critico, I nomi della musica: Francesco Filidei dal 1995 al 2026, edito da ETS che sarà presentato martedì 22 settembre (ore 17) alla Biblioteca Universitaria.

“Intorno ai quattordici anni mia zia Marisa mi accompagnò nel Teatro Tenda di fronte alle scuole Mazzini di Pisa a vedere Madama Butterfly di Puccini, della quale ricordo solo qualche quintale di Pinkerton a torso nudo alla fine del primo atto…. Butterfly è stato un veleno che ha agito lentamente, ma in modo inesorabile…. Quest’opera sprigiona un respiro che non ha eguali con il resto della produzione di Puccini. E’ andata a finire che scrivo opere e mi sono sposato una giapponese”.

Così il compositore Francesco Filidei ha ricordato tempo fa il suo amore per il teatro musicale.

Pianista oltre che musicologo Claudio Proietti è stato per decenni docente di pianoforte al Conservatorio “Niccolò Paganini”, nel quale ha pure ricoperto il ruolo di direttore dal 2011 al 2014.

“Quando nella primavera del 2024 proposi a Rete Toscana Classica…. di realizzare un ciclo di trasmissioni dedicate a Francesco Filidei in vista del debutto al Teatro alla Scala della sua nuova opera “Il nome della rosa” programmato per aprile 2025, non era previsto che si arrivasse qui”, spiega nell’introduzione al volume lo stesso Proietti. L’interesse per Filidei nasceva dalla constatazione che il suo lavoro di compositore era ormai riconosciuto a livello internazionale e il prestigio della commissione dell’opera ispirata a Eco da parte della Scala e dell’Opera di Parigi in qualche modo ne costituiva la consacrazione ufficiale. Il successo delle trasmissioni ha poi spinto Proietti a elaborare il libro che si articola in tre ponderose sezioni. Nella prima, una lunga intervista con Filidei racconta tutto l’itinerario artistico del compositore: una conversazione suddivisa in tanti paragrafi che affrontano aspetti stilistici e tecnici relativi alle sue principali opere o a particolari aspetti della sua poetica. Seguono venti testimonianze di artisti che hanno collaborato o collaborano con Filidei. E poi, nella terza e ultima parte, è riportato un minuzioso catalogo delle composizioni, corredato da una densa serie di informazioni critiche. Un lavoro, quello di Proietti, di indubbio peso musicologico con un’analisi attenta e approfondita dei singoli lavori in una visione d’insieme assai ben strutturata.

Filidei vanta una vasta produzione che senza rinnegare il passato, si muove in totale originalità e autonomia. L’artista toscano prende su di sé il peso della tradizione, è un organista prima ancora di essere compositore e da abile artigiano fa propri gli arnesi della musica per destrutturare, per scompaginare le carte. Suonare l’organo gli ha insegnato a vivere il suono con tutto il suo corpo, sentire il rumore del legno prima ancora dell’emissione del suono. E il rumore entra prepotentemente nelle sue composizioni, emesso e evocato anche da oggetti normalmente non utilizzati per questo scopo. Basta ricordare “Love story”, per 7 rotoli di carta igienica. Può sembrare, naturalmente, una provocazione e certamente una idea di rottura con l’accademismo dell’evento “concerto” c’è, accanto, tuttavia, a una volontà di ricerca che attraversa tutta l’esperienza dell’artista.

Il pubblico genovese ha avuto in questi ultimi anni diverse occasioni per ascoltare partiture di Francesco Filidei nominato dal precedente vertice del Carlo Felice compositore del teatro

Nell’ottobre 2021, nella stagione lirica Pagliacci di Leoncavallo fecero serata con Sull’essere angeli di Francesco Filidei. Il lavoro,  un concerto per flauto e orchestra, risale al 2017 e nella ripresa genovese si era arricchito di un’azione coreografica firmata da Virgilio Sieni e interpretata mirabilmente da Claudia Catarzi. Nel dicembre 2023 il Carlo Felice ha ospitato Cantico delle creaturesullo splendido testo di San Francesco. Una partitura per voce di soprano e grande orchestra di forte tensione emotiva. La scrittura vocale è perfettamente rispettosa della parola francescana, prevale uno stile sillabico, anche se di tanto in tanto si passa a improvvisi quanto intensi slanci melismatici che richiamano lo stile sacro medioevale. Filidei ha poi sostenuto la voce con una partitura orchestrale estremamente duttile e variegata che cambia colore ad ogni “lode” del testo: il vento, la terra, l’acqua, il fuoco animano uno strumentale differente, in un gioco che ricorre anche alla tecnica del madrigalismo.

Nel maggio 2024 si è ascoltato I giardini di Vilnius, una partitura assai ambiziosa, per violoncello solista e un’orchestra dall’organico estremamente ampio soprattutto nella sezione, ricchissima, delle percussioni. La ricerca timbrica che aveva connotato Sull’essere angeli si ritrova in un nuovo e approfondito campo di indagine esteso a tutte le famiglie strumentali. E come nel Cantico francescano, Filidei evoca suoni di natura, li cala in atmosfere tese e nervose, fra pizzicati, armonici di archi e fiati, improvvisi scatti nervosi. Uno scenario drammatico in cui si inserisce il violoncello chiamato a risolvere passi di indubbia difficoltà tecnica confinati talvolta in tessiture estreme. Il clima teso, poi, si scioglie qua e là in improvvise quanto brevi aperture liriche degli archi, soffocate sul nascere, ma cariche di una loro forza espressiva.

Ultimo lavoro proposto, nell’aprile 2025, Stele pour Vierne che fa parte di una serie di lavori composti ispirandosi ad alcuni organi legati a particolari compositori del passato. In questo caso la dedica è al musicista francese Louis Vierne di cui Filidei riprende Stele pour un enfant defunt.

C’era naturalmente molta attesa per Il nome della Rosa della quale il Carlo Felice è stato coproduttore: la sua messinscena, prevista nella stagione appena conclusa, è stata posticipata, non senza qualche polemica, a data da definirsi. Intanto, nel luglio scorso, il Festival di Aix en Provence ha ospitato la prima assoluta della sua opera da camera in un atto, L’accabadora ispirata al romanzo omonimo di Michela Murgia.